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La storia

Il curling: lo sport più curioso delle Olimpiadi che ha conquistato anche il cinema con il film nato a Torino

"La mossa del pinguino" girato in città nel 2013 da Claudio Amendola è ancora disponibile su prime

Curling

Una scena del film

In tv le Olimpiadi di Milano-Cortina stanno registrando ascolti record anche per merito di quelle gare dedicate allo sport invernale più strampalato ma che, inutile negarlo, continua ad attirare l'attenzione degli spettatori. È il curling, di cui l'Italia si è già presa un bronzo grazie alla coppia Costantini-Mosaner, e che i torinesi avevano conosciuto da vicino nel 2006 quando la competizione si tenne proprio sotto la Mole. In quello stesso anno, il curling, una sorta di gioco delle bocce ma rigorosamente sul ghiaccio, fu notato anche dal cinema, in particolare da Claudio Amendola, attratto dalle sue potenzialità. E così che un po' più avanti, nel 2013, grazie al supporto della Film Commission Torino Piemonte e al palazzetto di Pinerolo, fu realizzato "La mossa del pinguino", per la regia dello stesso Amendola, con Edoardo Leo (Bruno, il disoccupato), Ricky Memphis (Salvatore, il precario), Ennio Fantastachini (Ottavio, il pensionato), Antonello Fassari (Neno, lo spaccone), Francesca Inaudi (Eva).

Un film tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni su Prime dove le visioni sono raddoppiate.

"La mossa del pinguino" è il sogno olimpico di quattro uomini disagiati che scoprono per caso il gioco del curling e si convincono di poter partecipare alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 dove l'Italia, paese ospitante, avrà di diritto una squadra qualificata. Si ingegnano in allenamenti improbabili quanto divertenti, cercando di acquisire così il diritto di partecipazione alle Olimpiadi. Per riuscirci dovranno però diventare uomini migliori. La loro è una storia di riscatto individuale e familiare, prima ancora che sociale. I toni sono quelli della commedia, il riferimento più vicino è senz'altro l'inglese "The Full Monty" di Peter Cattaneo del quale il film è a tratti un'ambientazione italiana possibile, credibile e allo stesso tempo imprevedibile.

«Raccontare un sogno, una speranza, un riscatto, una piccola rivincita di fronte alla propria fatica quotidiana. E tutto questo attraverso lo sport al suo livello più alto: le Olimpiadi» fu il commento del regista.

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