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Istruzione
27 Maggio 2025 - 14:00
La questione dei compiti a casa continua a essere al centro del confronto tra famiglie, insegnanti e istituzioni. In Italia, gli studenti delle scuole secondarie dedicano in media 2,3 ore al giorno allo studio domestico, un dato che, secondo il 58° Rapporto Censis, rappresenta il più alto livello in Europa.
Un contributo interessante al dibattito arriva da una ricerca condotta a marzo 2025 da Novakid, piattaforma online per l’apprendimento dell’inglese, che ha raccolto i pareri dei genitori in quattro Paesi: Italia, Romania, Polonia e Turchia. I dati offrono uno spaccato chiaro delle preoccupazioni delle famiglie italiane.
In particolare:
Il 30% dei genitori italiani sarebbe favorevole all’abolizione dei compiti nella scuola primaria, in linea con alcune pratiche già adottate in Finlandia e nei Paesi Bassi.
Il 30% ritiene i criteri di valutazione troppo basati sulla memorizzazione, a scapito di competenze più profonde.
Il 23% li giudica inefficaci nel rilevare le reali difficoltà degli studenti.
Il 19% li considera troppo frequenti, con il rischio di alimentare ansia e pressione.
Nonostante queste criticità, il 40% dei genitori afferma di non avere particolari problemi con i compiti, mentre il 30% denuncia un carico eccessivo, che secondo molti compromette l’equilibrio tra scuola, attività extrascolastiche e tempo libero.
Anche tra gli esperti l’opinione è divisa. Lo psicologo Paolo Crepet ha definito i compiti “un sintomo del fallimento della scuola”, sostenendo che una didattica efficace dovrebbe essere in grado di raggiungere i propri obiettivi all’interno dell’orario scolastico.
Altri specialisti, tuttavia, difendono l’utilità dei compiti come strumento di consolidamento delle competenze, oltre che come mezzo per favorire autonomia, organizzazione personale e responsabilità nei più giovani.
La diversità di visioni si riflette anche nelle opinioni dei genitori: alla domanda se sia opportuno vietare i compiti per i bambini tra i 7 e i 9 anni, il 33% si dichiara favorevole, il 32% contrario e il restante 35% preferisce non esprimersi.
Le motivazioni variano: i favorevoli evidenziano l’importanza del gioco, della socialità e della serenità nella crescita dei bambini; i contrari, invece, sottolineano il valore educativo dei compiti come preparazione alla responsabilità e alla disciplina scolastica.
Piuttosto che eliminare del tutto i compiti, molti osservatori propongono di ridefinirne natura e finalità. Meno esercizi ripetitivi e più attività significative, più attenzione alla qualità che alla quantità. La sfida è costruire un modello educativo che sappia favorire l’apprendimento senza compromettere il benessere degli studenti.
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