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Salute e prevenzione
05 Febbraio 2026 - 16:23
La meningite tubercolare è una patologia infettiva rara ma estremamente seria, provocata dal Mycobacterium tuberculosis, lo stesso microrganismo responsabile della tubercolosi. Questa forma di meningite interessa le meningi, le sottili membrane che proteggono cervello e midollo spinale, e può determinare conseguenze gravi se non riconosciuta e trattata in tempi rapidi.
Il ricovero di una bambina di due anni presso il Policlinico Sant’Orsola di Bologna ha riportato l’attenzione pubblica su questa infezione poco frequente. La piccola è stata trasferita nella struttura a seguito di un peggioramento clinico. In via preventiva, Comune e Azienda sanitaria hanno avviato un protocollo di sorveglianza che ha coinvolto familiari, compagni di asilo e personale scolastico, al fine di escludere ulteriori contagi.
La meningite tubercolare è un’infiammazione che colpisce soprattutto la base del cranio e i nervi encefalici. A differenza di altre forme di meningite, ha spesso un esordio graduale, ma può evolvere rapidamente verso quadri clinici complessi. È considerata poco comune, in particolare nei bambini, e richiede sia una diagnosi tempestiva sia un attento monitoraggio delle persone entrate in contatto con il paziente.
Nelle fasi iniziali, i sintomi possono apparire generici:
febbre persistente
mal di testa continuo
nausea e vomito
rigidità del collo
Con il progredire dell’infezione possono manifestarsi segni neurologici più seri, tra cui alterazioni dello stato di coscienza, confusione mentale, fotofobia, convulsioni e, nei casi più gravi, perdita di conoscenza.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, la tubercolosi resta ancora oggi una delle principali cause di mortalità a livello globale. Nel mondo si registrano ogni anno milioni di nuovi casi, concentrati soprattutto in aree ad alta incidenza come il Sud-Est asiatico, il Pacifico occidentale e l’Africa.
In Italia, la situazione è diversa: il Paese è classificato a bassa incidenza, con circa 4.000 nuovi casi all’anno, e un trend complessivamente in progressiva diminuzione.
La trasmissione avviene principalmente per via aerea, attraverso goccioline respiratorie emesse da una persona infetta quando tossisce, starnutisce o parla. I batteri raggiungono inizialmente i polmoni, ma in alcuni casi possono entrare nel circolo sanguigno e diffondersi ad altri organi, incluso il sistema nervoso centrale.
È importante sottolineare che non tutte le persone infettate si ammalano: il sistema immunitario può contenere il batterio, che rimane inattivo per anni in una condizione definita infezione tubercolare latente.
Il trattamento della meningite tubercolare è complesso e prolungato. Prevede l’assunzione combinata di più antibiotici specifici – tra cui isoniazide, rifampicina, pirazinamide ed etambutolo – per diversi mesi. A questa terapia si associa spesso una corticoterapia di supporto, utile a ridurre l’infiammazione e il rischio di complicanze neurologiche, come spiegato anche dal virologo Fabrizio Pregliasco.
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