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Maturità 2026: cosa cambia nell’orale degli istituti professionali

Il nuovo assetto dell’orale solleva interrogativi su uniformità, valutazione e valore del titolo di studio

Maturità 2026: cosa cambia nell’orale degli istituti professionali

La Maturità 2026 introduce una novità rilevante per gli istituti professionali, una modifica che sta facendo discutere dirigenti scolastici e docenti. Al centro del confronto c’è il colloquio orale, che per questi indirizzi sarà gestito in modo diverso rispetto a licei e istituti tecnici.

Secondo le indicazioni ministeriali, per l’orale sono previste quattro discipline complessive, ma con una distinzione importante per i professionali del nuovo ordinamento.

Orale di maturità 2026: cosa prevede il Ministero

Per tutti gli studenti che affronteranno l’Esame di Stato 2026, il Ministero ha stabilito che il colloquio orale includa:

  • due materie interne

  • due materie esterne

Nel caso degli istituti professionali, però, la scelta non è del tutto centralizzata. Il Ministero ha infatti deciso di indicare solo le materie esterne, che saranno Italiano e Inglese, lasciando alle singole scuole la decisione sulle due discipline interne.

L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare l’autonomia scolastica, ma questa libertà rischia di produrre effetti collaterali non trascurabili.

Il pericolo di un esame non uniforme sul territorio

Affidare alle scuole la selezione delle materie interne apre a uno scenario complesso. A parità di indirizzo professionale, gli studenti potrebbero trovarsi ad affrontare:

  • colloqui con materie diverse

  • criteri di valutazione difficilmente confrontabili

  • aspettative non omogenee tra commissioni

Il rischio concreto è quello di una maturità “a macchia di leopardo”, dove lo stesso diploma di Stato viene ottenuto attraverso percorsi molto differenti a seconda della zona geografica. Una situazione che solleva dubbi su equità e comparabilità dell’esame a livello nazionale.

Seconda prova e materie interne: una contraddizione di fondo

Il dibattito si fa ancora più acceso se si guarda alla seconda prova, che per i professionali assume una forma multidisciplinare. Questa prova viene costruita dai commissari seguendo precise linee guida ministeriali, basate su nuclei tematici di indirizzo.

Ed è proprio qui che emerge una criticità:
se il Ministero definisce i nuclei tematici centrali, perché non indicare anche le discipline interne più coerenti con essi?

Una scelta nazionale avrebbe garantito:

  • continuità tra scritto e orale

  • maggiore chiarezza sulle competenze richieste

  • un quadro comune per tutte le commissioni

In assenza di indicazioni vincolanti, invece, la qualità della prova dipende molto dall’esperienza e dalla preparazione delle singole commissioni.

Autonomia scolastica: opportunità o rischio?

Lasciare maggiore libertà agli istituti non è necessariamente un errore, ma comporta alcune difficoltà operative. Non tutte le scuole, infatti, dispongono di docenti in grado di progettare una prova:

  • davvero interdisciplinare

  • didatticamente solida

  • perfettamente aderente ai nuclei tematici ministeriali

Per questo motivo, una parte del corpo docente vede la Maturità 2026 come un’occasione parzialmente mancata per gli istituti professionali. L’esame avrebbe potuto rafforzarne il valore formativo e il ruolo nel sistema scolastico italiano; al contrario, il timore è che restino percepiti come un’eccezione, anziché come una componente pienamente riconosciuta della scuola secondaria.

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