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Scuola
09 Febbraio 2026 - 19:50
La Maturità 2026 introduce una novità rilevante per gli istituti professionali, una modifica che sta facendo discutere dirigenti scolastici e docenti. Al centro del confronto c’è il colloquio orale, che per questi indirizzi sarà gestito in modo diverso rispetto a licei e istituti tecnici.
Secondo le indicazioni ministeriali, per l’orale sono previste quattro discipline complessive, ma con una distinzione importante per i professionali del nuovo ordinamento.
Per tutti gli studenti che affronteranno l’Esame di Stato 2026, il Ministero ha stabilito che il colloquio orale includa:
due materie interne
due materie esterne
Nel caso degli istituti professionali, però, la scelta non è del tutto centralizzata. Il Ministero ha infatti deciso di indicare solo le materie esterne, che saranno Italiano e Inglese, lasciando alle singole scuole la decisione sulle due discipline interne.
L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare l’autonomia scolastica, ma questa libertà rischia di produrre effetti collaterali non trascurabili.
Affidare alle scuole la selezione delle materie interne apre a uno scenario complesso. A parità di indirizzo professionale, gli studenti potrebbero trovarsi ad affrontare:
colloqui con materie diverse
criteri di valutazione difficilmente confrontabili
aspettative non omogenee tra commissioni
Il rischio concreto è quello di una maturità “a macchia di leopardo”, dove lo stesso diploma di Stato viene ottenuto attraverso percorsi molto differenti a seconda della zona geografica. Una situazione che solleva dubbi su equità e comparabilità dell’esame a livello nazionale.
Il dibattito si fa ancora più acceso se si guarda alla seconda prova, che per i professionali assume una forma multidisciplinare. Questa prova viene costruita dai commissari seguendo precise linee guida ministeriali, basate su nuclei tematici di indirizzo.
Ed è proprio qui che emerge una criticità:
se il Ministero definisce i nuclei tematici centrali, perché non indicare anche le discipline interne più coerenti con essi?
Una scelta nazionale avrebbe garantito:
continuità tra scritto e orale
maggiore chiarezza sulle competenze richieste
un quadro comune per tutte le commissioni
In assenza di indicazioni vincolanti, invece, la qualità della prova dipende molto dall’esperienza e dalla preparazione delle singole commissioni.
Lasciare maggiore libertà agli istituti non è necessariamente un errore, ma comporta alcune difficoltà operative. Non tutte le scuole, infatti, dispongono di docenti in grado di progettare una prova:
davvero interdisciplinare
didatticamente solida
perfettamente aderente ai nuclei tematici ministeriali
Per questo motivo, una parte del corpo docente vede la Maturità 2026 come un’occasione parzialmente mancata per gli istituti professionali. L’esame avrebbe potuto rafforzarne il valore formativo e il ruolo nel sistema scolastico italiano; al contrario, il timore è che restino percepiti come un’eccezione, anziché come una componente pienamente riconosciuta della scuola secondaria.
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