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11 Febbraio 2026 - 18:40
Sono passati oltre trent’anni dalla tragica scomparsa di Kurt Cobain, frontman dei Nirvana, ritrovato senza vita nella sua villa sul lago Washington a Seattle l’8 aprile 1994, all’età di 27 anni. Secondo il rapporto ufficiale del medico legale della Contea di King, basato sullo stato di decomposizione del corpo, la morte risalirebbe al 5 aprile e fu classificata come suicidio mediante fucile. Tuttavia, negli ultimi decenni non sono mancati dubbi e speculazioni sulle circostanze della sua morte.
Lo scorso 5 novembre 2025, la rivista accademica International Journal of Forensic Sciences ha pubblicato uno studio intitolato A Multidisciplinary Analysis of the Kurt Cobain Death, guidato dal ricercatore indipendente Bryan R. Burnett in collaborazione con un team internazionale di scienziati forensi, tra cui medici legali, chimici e periti balistici. L’obiettivo del lavoro è analizzare in maniera approfondita i presupposti su cui la polizia di Seattle aveva basato la tesi del suicidio.
Uno degli aspetti più controversi riguarda il fucile utilizzato da Cobain, un Remington M11 calibro 20. La mano sinistra del cantante fu trovata serrata intorno alla canna. Secondo l’armaiolo Michael Gregory, ciò avrebbe impedito il corretto meccanismo di rinculo, rendendo impossibile l’espulsione del bossolo, che però fu ritrovato sul pavimento della villa. Inoltre, non erano presenti tracce di sangue sulla mano sinistra, nonostante un colpo esploso nel palato avrebbe dovuto generare uno schizzo di ritorno. Lo studio evidenzia anche una macchia ovale sul pollice sinistro che coincide con le scanalature della canna, suggerendo che la mano fosse stata premuta contro il metallo già insanguinato dopo l’evento letale.
Dubbi emergono anche sul piano tossicologico. Il sangue di Cobain conteneva 1,52 milligrammi per litro di morfina, una concentrazione superiore di venti volte alla dose terapeutica standard e oltre la soglia potenzialmente letale, compresa tra 0,50 e 1 milligrammo per litro. Gli autori dello studio sottolineano come questa circostanza metta in discussione la capacità del cantante di muoversi e maneggiare con precisione un fucile lungo 116 cm, dopo aver assunto una simile quantità di sostanza.
Nuove riflessioni emergono anche dal rapporto originale del medico legale, reso pubblico solo nel 2023 dallo zio di Cobain, Gary Cobain. In esso si fa riferimento a un foro da iniezione sull’avambraccio sinistro, tipico di siringhe a capacità elevata, mentre nel kit del cantante erano presenti solo siringhe da insulina monouso, incapaci di produrre lo stesso effetto.
Infine, lo studio analizza la celebre lettera d’addio di Cobain. Secondo Burnett, le ultime quattro righe, dedicate alla moglie Courtney Love e alla figlia Frances, contengono un riferimento diretto alla sua intenzione suicidaria, con un accenno al desiderio che la figlia possa avere una vita più felice senza di lui. Tuttavia, gli autori sottolineano come il tono e il contenuto complessivo della lettera non consentano di trarre conclusioni definitive sulle circostanze del decesso.
Al momento, né l’Ufficio del medico legale della Contea di King, né la polizia di Seattle hanno ritenuto sufficienti le nuove deduzioni per riaprire ufficialmente le indagini, ribadendo che le conclusioni originali rimangono valide, salvo l’emergere di nuove prove concrete.
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