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Il report
11 Febbraio 2026 - 21:44
Le donne dominano nelle aule universitarie, ma quando si passa al lavoro il copione cambia. È questa la fotografia scattata dal Rapporto di genere AlmaLaurea 2026, presentato all’Università di Modena e Reggio Emilia, che analizza differenze e squilibri tra laureate e laureati italiani.
Il dato di partenza è chiaro: quasi il 60% dei laureati è donna. Una maggioranza ormai consolidata. Eppure la loro presenza diminuisce salendo nei livelli più alti della formazione: tra i dottori di ricerca, la quota femminile si ferma al 49,7%.
Il messaggio è netto: brillare negli studi non garantisce pari opportunità nel lavoro.
Le studentesse si distinguono per risultati accademici migliori. Il 60,9% conclude gli studi in corso, contro il 55,4% degli uomini. Anche il voto medio di laurea è superiore: 104,5 su 110 contro 102,6. Lo stesso divario emerge già al diploma (85,2 contro 82,6).
Un altro elemento significativo riguarda l’origine familiare: le laureate provengono meno spesso da famiglie con genitori laureati (29,7% contro 36%) e contribuiscono in misura maggiore alla mobilità educativa ascendente.
Durante il percorso universitario partecipano più frequentemente a tirocini curriculari (64,7% contro 55,3%) e a esperienze di studio all’estero. Nonostante ciò, proseguono meno degli uomini nei percorsi post-laurea.
Il rapporto evidenzia una forte segregazione nelle scelte disciplinari. Nei corsi magistrali a ciclo unico in Educazione e Formazione, la presenza femminile supera il 95%. Nelle discipline STEM, invece, le donne rappresentano il 41,1% dei laureati e scendono al 36,7% nei dottorati.
Non si tratta di una questione di competenze, ma di condizionamenti culturali e sociali che orientano precocemente le scelte formative e incidono poi sulle carriere.
Se nei primi anni dopo la laurea il divario occupazionale tende a ridursi, le differenze restano evidenti. A cinque anni dal titolo, le donne risultano più presenti nei contratti a termine e meno in quelli a tempo indeterminato o nel lavoro autonomo.
Il punto critico resta però la retribuzione. A cinque anni dalla laurea, gli uomini guadagnano mediamente il 15% in più. Nel secondo livello di studi, le donne percepiscono in media 1.722 euro mensili contro i 2.012 euro degli uomini. Il divario non scompare neppure per chi lavora all’estero.
E con la presenza di figli, le distanze aumentano ulteriormente.
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