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IL LUTTO

Addio a James Van Der Beek: il volto di Dawson’s Creek si spegne a 48 anni

L’attore combatteva da tempo contro un tumore al colon

Addio a James Van Der Beek: il volto di Dawson’s Creek si spegne a 48 anni

Il mondo della televisione dice addio a James Van Der Beek, scomparso oggi 11 febbraio all’età di 48 anni. A comunicare la notizia è stata la famiglia con un messaggio pubblicato su Instagram. L’attore era malato da tempo: nel 2024 aveva reso pubblica la diagnosi di cancro al colon.

Nel post, i familiari raccontano che l’attore si è spento “serenamente”, circondato dall’affetto dei suoi cari. “Ha affrontato gli ultimi giorni con coraggio, fede e grazia”, si legge nel messaggio, accompagnato dalla richiesta di riservatezza in questo momento di dolore. Van Der Beek lascia la moglie Kimberly Brook e i loro sei figli.

L’icona di una generazione

Nato l’8 marzo 1977 a Cheshire, nel Connecticut, Van Der Beek proveniva da una famiglia dalle lontane origini olandesi. Il padre Jim era stato un giocatore professionista di baseball, mentre la madre Melinda aveva lavorato come ballerina a Broadway.

La recitazione era entrata presto nella sua vita: a soli tredici anni aveva interpretato Danny Zuko in una produzione locale di Grease. Dopo le prime esperienze teatrali, nel 1993 si trasferì a New York per inseguire il sogno della carriera artistica, partecipando a produzioni off-Broadway come Finding the Sun e Shenandoah.

Il debutto al cinema arrivò nel 1995 con Angus, ma la vera consacrazione fu nel 1998, quando ottenne il ruolo principale nella serie Dawson's Creek. Per interpretare Dawson Leery lasciò l’università – frequentava la Drew University grazie a una borsa di studio – scegliendo di dedicarsi completamente alla serie che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo.

Andata in onda fino al 2003, la serie lo trasformò in un simbolo della fine degli anni ’90. Il suo personaggio, sensibile e idealista, diventò lo specchio di un’intera generazione alle prese con amori, amicizie e inquietudini adolescenziali.

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