Lara Naki Gutmann, il nero teatrale e la firma “SharkNaki”
Powered by
Per Lara Naki Gutmann, unica azzurra nel singolo femminile, il look è un manifesto. Nero profondo, vellutato, con trasparenze calibrate e bustier effetto nude che alleggerisce décolleté e spalle. Un’eleganza intensa, quasi drammatica, che ricorda un’eroina ottocentesca, “alla Lidia Poët”.
Dietro i suoi costumi c’è la costumista Marika Poli, che utilizza retine ultraleggere da appena 25 grammi per restituire l’idea di libertà e movimento. E poi ci sono le sfumature blu, quasi invisibili, che richiamano lo “shark gesture”, la celebre pinna diventata simbolo di “SharkNaki”. Un dettaglio che trasforma il costume in firma.
Il secondo abito gioca invece su toni abissali tra verde petrolio e blu profondo, punteggiati da micro-cristalli rubino che attraversano il busto come una corrente marina. Monospalla, pannelli in mesh nude sui fianchi, silhouette scolpita senza rigidità: identità visiva chiara, riconoscibile.
Alysa Liu, il minimal che diventa poesia
Per Alysa Liu il messaggio è opposto: etereo, quasi impalpabile. L’abito firmato Lisa McKinnon è costruito su fasce color avorio incrociate, mesh nude e chiffon leggerissimo che sfuma dal bianco latte al grigio fumo.
Sembra semplice. Non lo è. Dietro c’è un lavoro sartoriale che può superare le cento ore. Il minimal, qui, è solo apparente: è precisione millimetrica.
Il flamenco teatrale di Madison Chock ed Evan Bates
Con Madison Chock e Evan Bates la danza diventa racconto drammatico. Flamenco puro: lei matador, lui toro.
Tuta nera in mesh grafico e micro-cristalli, linee curve che scolpiscono il busto e un interno rosso acceso che esplode in movimento come un mantello. La gonna-mantella è stata accorciata durante la stagione perché interferiva con i lift: estetica sì, ma sempre al servizio della tecnica.
Kaori Sakamoto, la potenza che brilla
Per Kaori Sakamoto, il dettaglio decisivo è sulla schiena: un oblò profondo attraversato da cristalli applicati come fili di gioielleria, agganciati a un collare luminoso. Il bordeaux sfuma nel cipria della gonna, creando un equilibrio tra sensualità e rigore.
Nel secondo costume cambia registro ma non forza: blu intenso che vira verso l’azzurro ghiaccio, ricami ondulati tono su tono, guanti coordinati – rarissimi nel singolo femminile – che allungano la linea e rendono il gesto più grafico. Potenza estetica coerente con quella tecnica.
Amber Glenn, il blu che racconta identità
Per Amber Glenn il costume blu notte è anche simbolo. Prima pattinatrice LGBTQ dichiarata alle Olimpiadi, porta sul ghiaccio un look fluido, luminoso, costruito come seconda pelle.
La forza sta nella narrazione: vulnerabilità trasformata in presenza scenica, corpo che cade e si rialza. Moda come dichiarazione.
Ilia Malinin, il “Quad God” cambia anche lo stile maschile
Il soprannome di Ilia Malinin parla da solo. Ma anche l’abito racconta rivoluzione: tuta nera aderentissima con ricami dorati ramificati che illuminano il busto e inserti in mesh sulle braccia per non spezzare il gesto.
Firmati dalla designer giapponese Satomi Ito, i suoi costumi rappresentano una nuova fase del pattinaggio maschile: meno “basic”, più ricerca, più impatto.
A Milano-Cortina il ghiaccio non è solo una superficie su cui competere. È una tela. E questi atleti lo stanno dimostrando: il punteggio si assegna ai salti, ma l’immagine resta nella memoria.