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18 Febbraio 2026 - 11:00
Durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, uno sport tradizionalmente associato a fair play e signorilità ha subito un vero terremoto mediatico. Il curling, spesso celebrato come esempio di “gioco da gentiluomini”, è finito al centro di polemiche con il cosiddetto “boopgate”, lo scandalo del doppio tocco, che ha fatto storcere il naso agli appassionati di tutto il mondo.
Il cuore del curling è lo Spirit of Curling: una filosofia che richiede ai giocatori di non barare mai, di rispettare le regole e di mettere sempre il rispetto degli avversari sopra la vittoria. Il regolamento internazionale recita chiaro: “Un vero curler non tenta mai di ostacolare gli avversari né di violare consapevolmente le regole. Se lo fa per errore, è il primo a segnalarlo”.
Eppure, a Milano-Cortina, questa etica è stata messa a dura prova. La fame di medaglie ha superato la sportività, trasformando un gioco elegante in un’arena di tensioni e accuse reciproche.
Tutto è esploso durante il torneo maschile a squadre. La partita tra Canada e Svezia ha scatenato il caos: i nordamericani sono stati accusati di toccare due volte la stone, violando le regole base del curling. L’episodio ha avuto risonanza immediata, soprattutto perché il canadese Marc Kennedy, coinvolto nella vicenda, ha negato qualsiasi intenzione di barare, pur ammettendo la difficoltà di mantenere lo spirito di fair play sotto pressione olimpica.
Le polemiche non si sono fermate qui: nello stesso giorno, altre squadre, tra cui Svizzera e Gran Bretagna, hanno sollevato accuse simili, mentre la World Curling Federation annunciava un’analisi approfondita delle regole, senza però prendere provvedimenti immediati.
Il cortocircuito del curling ha mostrato la fragilità di un regolamento basato sulla self-call, l’autodenuncia delle infrazioni, in un contesto in cui la pressione di vincere sembra averla spuntata su gentilezza e condotta onorevole. Gli arbitri sono stati costretti a intervenire più volte, infrangendo l’usuale armonia che caratterizza le partite.
Come ha sottolineato Kennedy: “Alle Olimpiadi, tutti hanno visto tutto. La sete di medaglie ha rovinato lo sport. Non possiamo più definirlo solo un gioco da gentiluomini.”
In poche parole, il curling, simbolo di eleganza sportiva e strategia raffinata, ha mostrato le crepe di un’etica olimpica messa alla prova dalla corsa al podio. La vicenda del “boopgate” resterà negli annali, ricordandoci che anche gli sport più nobili possono essere travolti dalla brama di vittoria.
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