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Cedolino di marzo, spunta la voce “arretrati”: cosa cambia davvero per le pensioni

Aliquota Irpef al 33% sul secondo scaglione e rimborso delle somme trattenute in più a gennaio e febbraio

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Nell’area personale di MyInps è disponibile il cedolino della pensione di marzo. Per molti assegni arriva la prima applicazione concreta delle novità previste dalla legge di Bilancio 2026: l’aliquota Irpef del secondo scaglione scende dal 35% al 33%.

Il risultato si vede sul netto, non sul lordo. L’importo in pagamento aumenta in misura diversa a seconda del reddito: più ci si allontana dalla soglia dei 28.000 euro, maggiore è il beneficio.

Ma nel cedolino compare anche un’altra voce che ha attirato l’attenzione: “arretrati A.C.”. È qui che si concentra il vero conguaglio.

Cosa sono gli arretrati A.C.

Gli arretrati indicano la restituzione dell’Irpef versata in eccesso nei mesi di gennaio e febbraio. Le nuove regole fiscali sono in vigore dall’inizio dell’anno, ma l’Inps non era riuscita ad adeguare subito il sistema di calcolo. Nei primi due mesi del 2026 è stata quindi applicata ancora l’aliquota del 35% sul secondo scaglione, quella valida fino a dicembre 2025.

Ora l’Istituto ricalcola quanto effettivamente dovuto e rimborsa la differenza trattenuta in più, agendo come sostituto d’imposta.

Come funziona il nuovo taglio Irpef

La tassazione resta progressiva e divisa in tre scaglioni:

  • 23% fino a 28.000 euro;

  • 33% tra 28.000 e 50.000 euro (in precedenza 35%);

  • 43% oltre i 50.000 euro.

Il beneficio riguarda la parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro. La differenza è pari al 2% su quella quota.

Quanto vale l’aumento: gli esempi

Con una pensione lorda annua di 40.000 euro, la parte che rientra nel secondo scaglione è di 12.000 euro. Applicando il 2% di riduzione si ottiene un risparmio di 240 euro l’anno, cioè 20 euro al mese.

Nel cedolino di marzo vengono rimborsate le due mensilità di gennaio e febbraio: in questo caso l’arretrato è di 40 euro complessivi.

Il beneficio massimo si raggiunge con redditi pari o superiori a 50.000 euro (fino a 200.000 euro). La quota massima interessata è di 22.000 euro: il 2% corrisponde a 440 euro annui, circa 36,67 euro al mese. Per due mesi di arretrati si arriva a circa 73 euro.

Avvicinandosi ai 28.000 euro, invece, l’aumento si assottiglia progressivamente fino quasi ad azzerarsi.

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