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Il caso
16 Aprile 2026 - 18:50
Uno studio internazionale coordinato dal World Glacier Monitoring Service conferma un’accelerazione preoccupante della crisi dei ghiacciai a livello globale. I dati, aggiornati al 2025, mostrano un fenomeno ormai strutturale: la riduzione della massa glaciale non rallenta, ma continua a intensificarsi.
Nel solo anno idrologico 2025, i ghiacciai del pianeta – escluse le grandi calotte della Groenlandia e dell’Antartide – hanno perso circa 408 gigatonnellate di ghiaccio, un valore che si traduce in un aumento del livello medio degli oceani di circa 1,1 millimetri.
Il fenomeno non è isolato: secondo le elaborazioni del programma europeo Copernicus Climate Change Service e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, la tendenza è in costante crescita da decenni.
L’analisi storica evidenzia un peggioramento progressivo della situazione:
tra 1976 e 1995 la perdita media era circa 100 gigatonnellate l’anno
tra 1996 e 2015 è salita a circa 230 gigatonnellate
nell’ultimo decennio si è arrivati a quasi 390 gigatonnellate annue
In totale, dal 1975 ad oggi, il pianeta ha perso oltre 9.500 gigatonnellate di ghiaccio, contribuendo a un innalzamento complessivo degli oceani di circa 26 millimetri.
Gli scienziati sottolineano che il fenomeno è legato al riscaldamento globale e alla crescente instabilità del sistema climatico. Secondo i ricercatori, l’attuale velocità di scioglimento non ha precedenti nella storia recente.
Il direttore del WGMS ha evidenziato come la quantità di ghiaccio persa ogni anno sia tale da poter “riempire milioni di piscine olimpioniche”, a testimonianza della scala del fenomeno.
Un contributo importante allo studio arriva dall’Italia, in particolare dall’University of Pisa, che ha analizzato la situazione dei ghiacciai alpini e appenninici.
Nel 2025 tutti i ghiacciai monitorati hanno registrato un bilancio negativo, segnale di una sofferenza diffusa lungo l’intero arco alpino. Le perdite più significative sono state osservate su diversi apparati glaciali storici, mentre solo alcune aree hanno mostrato attenuazioni parziali grazie a nevicate invernali più abbondanti.
Il quadro italiano evidenzia un fattore chiave: le perdite estive stanno diventando determinanti. Anche quando l’inverno garantisce accumuli di neve discreti, le alte temperature estive cancellano rapidamente il bilancio positivo.
Le aree più esposte risultano le Alpi centro-orientali e alcune zone lombarde, dove la riduzione delle precipitazioni solide ha aggravato il deficit glaciale.
Secondo gli esperti, la combinazione tra riduzione delle nevicate e aumento delle temperature sta rendendo i ghiacciai sistemi sempre più fragili. Il loro arretramento non riguarda solo il paesaggio, ma anche la disponibilità di risorse idriche fondamentali per milioni di persone.
Il monitoraggio continuerà nei prossimi anni grazie alla rete internazionale coordinata dal WGMS e ai programmi climatici europei, ma la tendenza attuale lascia poco spazio all’ottimismo.
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