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Il caso

Sant’Anna, l’eccellenza e la nuova frontiera dei parti difficili: «Una gravidanza ogni 50 segnata da obesità grave»

Circa 80 nello scorso anno le mamme con questa complicazione, rischi anche sul neonato

Centro Nascita Sant'Anna

Centro Nascita Sant'Anna

E' stato accreditato da pochi giorni tra i migliori centri europei di ginecologia oncologica, l'ospedale ostetrico-ginecologico del Sant’Anna di Torino continua a essere un punto di riferimento internazionale. Ma accanto all’eccellenza nella cura dei tumori femminili, l’ospedale si confronta ogni giorno con una sfida sempre più complessa e meno raccontata: l’aumento delle gravidanze ad altissimo rischio, in particolare quelle legate all’obesità di terzo livello.

I numeri parlano chiaro. Su circa 5.300 parti all’anno, l’1,5% – circa 80 donne – arriva al momento del parto con un indice di massa corporea superiore a 40. Sono gravidanze estremamente complesse, che richiedono competenze specialistiche, percorsi dedicati e un lavoro multidisciplinare continuo.

«Non parliamo solo di obesità – spiega il dottor Corrado De Santis, direttore di Ostetricia e Ginecologia –. Queste pazienti quasi sempre presentano altre patologie associate: diabete preesistente o gestazionale, ipertensione, problemi cardiaci o renali. Il momento del parto è il più critico, sia per la madre che per il bambino».

Gravidanze sempre più complesse

A cambiare è il profilo delle future mamme. «La prima maternità è sempre più tardiva – osserva la dottoressa Emili Canuto, esperta di gravidanze complesse – e dopo i 40 anni le criticità aumentano in modo significativo. Oggi, però, siamo più preparati e più “permissivi”: seguiamo donne con trapianti, malattie autoimmuni, cardiopatie, patologie psichiatriche. Situazioni che in passato spesso portavano a consigliare l’interruzione di gravidanza».

Nel 2024, circa un quarto dei parti è stato indotto, spesso per ridurre i rischi. «Gravidanza a rischio non significa automaticamente parto cesareo – chiarisce De Santis –. In molti casi un parto vaginale indotto è meno rischioso di un intervento chirurgico, anche in situazioni complesse».

L’obesità grave e i rischi per madre e bambino

Nel caso dell’obesità severa, le criticità si moltiplicano. «L’anestesia è più difficile, l’eventuale intervento chirurgico è più complesso, e aumentano i rischi ostetrici», spiega Canuto. Per i neonati, i pericoli vanno dalla macrosomia – bambini molto grandi ma paradossalmente fragili, con possibili crisi ipoglicemiche – fino a una crescita insufficiente, che può predisporre a problemi metabolici futuri.

Per questo al Sant’Anna operano équipe integrate con diabetologi, nefrologi, cardiologi e anestesisti. «All’inizio seguivamo tutte le donne obese – racconta Canuto –. Oggi i casi di terzo livello sono così numerosi che ci concentriamo solo su quelli più gravi».

L’eccellenza oncologica

Questo lavoro si inserisce in una struttura che, sul fronte oncologico, è ormai riconosciuta a livello internazionale. «Al Sant’Anna l’oncologia è sempre più “al femminile” – sottolinea il direttore sanitario Umberto Fiandra –. Da un lato tumori molto diffusi come quello della mammella, dall’altro patologie più rare come i tumori addomino-pelvici, dove i risultati della prevenzione sono stati eccezionali».

Il tumore del collo dell’utero è l’esempio più evidente. «Negli anni Ottanta avevamo 15–20 nuovi casi al mese – ricorda De Santis –. Oggi siamo a 10–15 l’anno, grazie a screening e vaccinazione contro il virus l’Hpv. Si può quasi parlare di eradicazione».

Nel 2025 il Sant’Anna tratta tra 800 e 900 nuovi casi di tumore della mammella e circa 250 tumori pelvici. Numeri stabili. Quelli che calano, invece, sono i nuovi nati. Durante il 2025 i parti sono stati 5.300 per 5.440 nascite. Nel 2024 i parti erano stati 5.450 per 5.613 nascite.

Preservare la fertilità

Accanto alla cura dei tumori, il Sant’Anna è all’avanguardia anche nella preservazione della fertilità. «Con l’ambulatorio “Mamma e oltre” – spiega Canuto – offriamo il congelamento degli ovociti prima di terapie oncologiche potenzialmente tossiche. È un’opportunità concreta per molte giovani donne».

Tecniche simili vengono applicate anche in età pediatrica, come il congelamento di tessuto ovarico in bambine con leucemia. «Spesso siamo noi a proporlo – aggiunge – perché la finestra di tempo è molto stretta».

Il futuro e la riorganizzazione

Sul piano organizzativo, la riorganizzazione del sistema sanitario non sembra preoccupare i clinici. «Per le pazienti dovrà essere tutto trasparente – spiegano –. I percorsi di cura non cambieranno. Il nostro obiettivo resta uno solo: curare i pazienti, garantendo sicurezza anche nei casi più complessi».

E tra eccellenza oncologica e nuove sfide ostetriche, il Sant’Anna resta un osservatorio privilegiato su come sta cambiando la salute delle donne – e delle madri – nel cuore di Torino.

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