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Gedi, le Fondazioni torinesi smentiscono Elkann: No all'acquisto di Stampa

Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt: "Siamo enti filantropici. Non aderiamo a cordate private"

Gedi, le Fondazioni torinesi smentiscono Elkann: No all'acquisto di Stampa

Le Fondazioni torinesi si sfilano dalla questione Gedi e vendita della Stampa. O, per meglio dire, non hanno mai fatto parte del pacchetto di investitori pronti ad acquistare lo storico quotidiano, a differenza di quanto lasciato intendere da Gedi stessa nella comunicazione alla redazione. 

"La Fondazione Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT ribadiscono il valore imprescindibile della libertà di stampa e del pluralismo dell’informazione, principi fondamentali per la vita democratica del Paese", scrivono in una nota le due fondazioni ma precisano soprattutto "quello che è l’ambito della propria attività istituzionale e il mandato di enti filantropici" e dunque "precisano che non intendono aderire ad alcuna cordata privata finalizzata all’acquisto dello storico quotidiano di Torino".

Perché questo comunicato? Perché nell'ultima comunicazione di Gedi ai propri giornalisti, si parlava di trattativa esclusiva per la cessione con la SAE di Alberto Leonardis, editore de La Nuova Sardegna e altre testate, in quanto il gruppo - o, per meglio dire, il principale azionista ossia la Exor guidata da John Elkann - trovava solido e convincente il piano industriale rafforzato dalla presenza di realtà istituzionali piemontesi

Invece, le due principali fondazioni bancarie torinesi non ci sono. Dunque, chi sarebbero i soggetti istituzionali vantati se non da Sae dalla Exor? E cosa c'è di vero, a questo punto, in questo complesso Risiko editoriale con cui Elkann vuole disfarsi dei giornali di famiglia? Inizialmente sembrava che per la Stampa fosse in vantaggio il gruppo veneto Nem del banchiere Enrico Marchi; poi si è saputo di una offerta depositata a dicembre per l'intero gruppo Gedi da una holding guidata da Andrea Iervolino, con la nebulosa presenza di azionisti e investitori nord americani.

In tutto questo, inoltre, c'è il caso Repubblica: qui la trattativa esclusiva è con i greci di Antenna Group che si riferiscono agli armatori ed editori Kyriakou, con il principe saudita bin Salman fra gli investitori. Ma i possibili acquirenti hanno chiesto maggiori dettagli sullo stato (non solo patrimoniale) di Gedi, tanto che la due diligence è stata prorogata a febbraio, smentendo qui un closing quasi immediato della trattativa.

I giornalisti - che hanno duramente contestato John Elkann, mettendolo in fuga dalla mostra a Roma per i 50 del quotidiano - propongono la creazione di una Fondazione quale soggetto editore di Repubblica, una fondazione che per sua natura sarebbe no profit. La domanda è: chi dovrebbe investirci, considerando che i Kyriakou intendono fare profitti da questa acquisizione? 

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