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L'evento

La “prima guerra civile” dopo l’Unità: un manuale per leggere passato e oggi

L’ultimo libro di Gianni Oliva sul post-Risorgimento italiano, raccontato questo pomeriggio

La “prima guerra civile” dopo l’Unità: un manuale per leggere passato e oggi

Una riflessione senza sconti sul Risorgimento, le sue ombre e le sue ferite, che ancora attraversano il Paese. Si è tenuta questo pomeriggio alle 17.30, presso il Centro Studi San Carlo di via Monte di Pietà 1, la presentazione del volume “La prima guerra civile. Rivolte e repressione nel Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia” di Gianni Oliva, storico e saggista torinese. Evento moderato da Stefano Commodo, portavoce di Rinascimento Europeo. Con gli interventi del direttore emerito di Torino Cronaca e vicepresidente della Fondazione Quarto Potere Beppe Fossati e dello storico e filosofo Aldo Rizza.

Un incontro che ha messo al centro una lettura critica del processo di unificazione nazionale, partendo da una tesi forte: quella del conflitto che, dopo il 1861, vide impegnato per oltre dieci anni gran parte del Regio esercito nelle regioni meridionali. «Il passato si legge sempre con le lenti del presente» – ha spiegato Oliva – «ma il Risorgimento resta un passaggio indispensabile. L’Unità d’Italia serviva a tutti. I problemi sono nati nel modo in cui è stata realizzata».

Secondo lo storico, l’unificazione avvenne come una annessione progressiva al Piemonte, senza una fase di transizione capace di tenere conto delle profonde differenze tra Nord e Sud. «Non è un caso – ha osservato – che il primo re d’Italia si chiamasse Vittorio Emanuele II e non I. Un dettaglio che racconta il carattere del processo unitario».

Oliva ha definito il conflitto post-unitario nel Mezzogiorno una vera guerra civile, ricordando che per circa dieci anni due terzi del Regio esercito furono impegnati nelle operazioni di repressione. Una frattura profonda, le cui conseguenze sociali e culturali – ha sottolineato – si sono protratte ben oltre l’Ottocento.

Ne è esempio emblematico il parallelo con la Torino del secondo Novecento: «Negli anni Sessanta e Settanta – ha ricordato – in via Verdi c’erano i centri di prima accoglienza per i meridionali. Mi dicevano di non andarci a giocare, che era pericoloso». Un episodio che restituisce la persistenza di una divisione interna al Paese, mutata nelle forme ma non del tutto superata.

Sul concetto di guerra civile è tornato Rizza, che ha inserito il caso italiano in una prospettiva più ampia: «L’Italia ha conosciuto più guerre civili: dal primo dopoguerra al fascismo, fino al 1943-45. Ma quella del Mezzogiorno ha una peculiarità: Nord e Sud non erano distribuiti in entrambi gli schieramenti». Un concetto, che è doveroso ricordare in una città, come Torino: «A lungo la seconda città meridionale d’Italia. Questo libro ci aiuta a capire da dove arrivano certe fratture».

Il libro è quindi uno «strumento», se vogliamo un vero e proprio manuale, per leggere le tensioni del presente.

Fossati ha poi anticipato i prossimi incontri della Fondazione con focus sulla geopolitica globale. «Senza giudizi politici, ma pratici. Per provare a rispondere alla domanda: cosa ci accadrà presto?».

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