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Dalla Feroce a Stellantis

Fiat non piace ai giovani? I 50enni: "Assumete noi". Il caso che fa discutere i social

Dal documentario del '72 al "no" di oggi al turno di notte (che non c'è). Ecco i commenti dei nostri lettori

Fiat non piace ai giovani? I 50enni: "Assumete noi". Il caso che fa discutere i social

C’è un video su Youtube che racconta le assunzioni in Fiat negli anni ‘70, una specie di documentario realizzato in proprio dalla Feroce che mostra la fila degli aspiranti operai che arrivano per i colloqui e per il loro primo giorno di lavoro. Un filmato che ti spinge a dubitare che quelli fossero aspiranti operai e non attori messi a recitare una parte per propaganda industriale...

Il primo giorno in Fiat nel 1972 (raccontato dalla Fiat)


L’aspetto più interessante è comunque nei numeri delle assunzioni, a Mirafiori o a Rivalta: centinaia di persone per volta. Scene che non abbiamo più visto per decenni. Oggi, a Mirafiori si assume di nuovo: 440 lavoratori - almeno - anche se come interinali, ossia contratto a termine di 10 mesi. Ma l’operazione, come abbiamo scritto sul nostro sito web in questi giorni, va a rilento: tra i candidati più giovani, infatti, manca la disponibilità al turno di notte o al sabato lavorativo. E questa notizia ha scatenato un vero e proprio dibattito sui social, a partire dalla nostra pagina Facebook. Davvero il problema nel trovare personale è che i giovani non vogliono fare la notte - il terzo turno che peraltro, al momento, non è manco nel libro dei sogni di Stellantis: grasso che cola se la produzione consentirà di farne due, di turni - o lavorare il weekend?

La nostra redazione ha scelto alcuni commenti fra le centinaia pubblicati, spesso con i nostri lettori che discutono, interagiscono, un dibattito spontaneo come solo i giornali - anche nella forma digitale, sempre giornali siamo - sanno suscitare. Ve ne propongo qualcuno qui, senza alcun intento sociologico, né di natura sindacale, tanto meno sondaggistico: questa è la voce dei nostri lettori e ci piace proporla.

Dice Massimo P.: «Ho 50 anni, sono 25 che lavoro nella stessa ditta con tre turni a settimana, dopo vent’anni ho smesso di fare il turno notturno. Motivo: completamente andato fuori, esaurito, ko. Ok che con il turno notturno guadagni qualche spicciolo in più, ma questi soldi valgono più della salute fisica e mentale?». E a lui sono molti a rispondere allo stesso modo.

Elvis, però, aggiunge: «Il sacrificio delle notti e dei weekend ci può anche stare ma dietro una riconoscenza che si deve tradurre in una stabilità contrattuale, esattamente come è stato per i nostri genitori», come tramonto di un’epoca. C’è un commento «da operaio metalmeccanico turnista da tanti anni che si è rotto le scatole di essere usato da chi si spartisce miliardi di dividendi e investe solo all’estero dove la manodopera costa meno e le tutele sono ancor più ridicole».

Chris dice «Date il lavoro pure a chi ha 50 anni e oltre, che si è ancora giovani. Altrimenti, questi stabilimenti chiuderanno». Eccolo, fra i tanti che accusano i giovani di non voler fare sacrifici, il nodo autentico: quello dei cinquantenni esclusi dal mercato del lavoro, considerati troppo vecchi, ma ancora troppo giovani per la pensione: «Ho inviato il mio CV - dice Massimo - ma non sono stato considerato per niente sicuramente perché ho 54 anni. Sono quasi due anni che ha chiuso l’azienda dove lavoravo, e da allora mando CV in tutte le agenzie ma niente, non vengo mai considerato. Sto schifo mi sta rendendo tanto nervoso quando non lo sono mai stato così».

Stefano T: «Io sono metalmeccanico lavoro sui tre turni fortunatamente a tempo indeterminato. Lo stipendio sicuramente non è penoso anche appena entrati e anche sotto agenzia perché i contratti sono quelli e basta. Quindi almeno i 1500 1600 al mese te li porti a casa. Il problema di fondo secondo me è che i ragazzi non hanno più fame di lavoro. Il lavoro su misura non esiste. Noi ai nostri tempi iniziavamo coi contratti di formazione, non è che si allontanavano molto da un lavoro interinale dove in aziende grosse se vai bene e ti comporti bene facilmente ti assumono negli anni a venire». Diego: «Io non so se Mirafiori ha questo problema. Nella ditta dove lavoro io sono due anni che cerchiamo dei ragazzi da formare. Prima cosa chiedono quanto prendono di stipendio, poi straordinario non lo fanno, e sabato non lavorano. Allora restate a casa, fatevi mantenere dai vostri genitori che non vi hanno educato e insegnato cosa vuol dire fare la gavetta e sacrificio». Matteo: «Il turno di notte è un sacrificio, perché fare sacrifici per un paese che non ti offre niente?».

O forse, semplicemente, una volta qui a Torino e non solo Mamma Fiat era tutto: ti dava il lavoro, la casa, la pensione. Nessuno moriva sul lavoro in Fiat (gli infortunati morivano in ospedale, quando si dice la malasanità). I padri andavano in pensione ed entravano i figli. Oggi, della Feroce, restano i documentari. Gli Agnelli sono diventati Elkann e puntano sull'estero, con i critici che evocano l'Avvocato come fosse stato un sovrano benevolo. Un mito che, anche sotto la Mole, comincia a sgretolarsi.

E voi che ne pensate? Parlatene con noi nei commenti qui sotto oppure sui nostri canali social

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