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Lo studio
25 Gennaio 2026 - 23:48
L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una emergenza sanitaria strutturale nelle città italiane. Secondo uno studio della Società italiana medici per l’ambiente (Isde), nel 2025 si stimano 6.731 morti per malattie attribuibili all’esposizione alle polveri sottili PM2,5, considerando una popolazione di oltre 8 milioni di persone con più di 30 anni residenti in 27 città monitorate.
Tra i centri più colpiti emergono Torino e il Piemonte, dove il sovraccarico di mortalità legato all’inquinamento raggiunge il 12 per cento, un dato superiore alla media nazionale dell’8 per cento. A Torino, come in altre grandi città del Nord, la concentrazione di traffico, riscaldamenti e attività urbane rende cronica l’esposizione a livelli di inquinanti incompatibili con la tutela della salute pubblica.
Il rapporto, realizzato insieme all’Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign, evidenzia che i miglioramenti registrati non sono sufficienti. Anche rispettando gli attuali limiti di legge, molte città continuano a superare i valori consentiti: una per la media annua di PM10, sette per il numero di sforamenti giornalieri e quattro per il biossido di azoto.
Particolarmente critico il quadro se si guarda ai nuovi limiti europei, che entreranno in vigore nel 2030. Applicando già oggi quei parametri, Torino supera le concentrazioni di PM2,5 per oltre 100 giorni l’anno, insieme a Milano e Padova. Per più di tre mesi, dunque, i cittadini respirano aria non sana.
Gli effetti sulla salute sono ampiamente documentati: le PM10 penetrano nelle vie respiratorie superiori, mentre le PM2,5, ancora più sottili, raggiungono i polmoni ed entrano nel circolo sanguigno. Secondo gli esperti, l’esposizione cronica può provocare malattie cardiovascolari, respiratorie, morti premature e anche danni cognitivi, soprattutto nei bambini.
Il segnale arrivato dall’Unione europea a fine 2024 è chiaro: gli Stati hanno tempo fino a dicembre 2026 per recepire la nuova direttiva, ma rinviare significa accettare un carico evitabile di malattie e morti, come ha sottolineato Roberto Romizi, presidente di Isde Italia. Sulla stessa linea Paolo Bortolotti, referente del progetto sull’aria: senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione urbana, gli obiettivi resteranno irraggiungibili.
Un richiamo netto arriva anche dal mondo scientifico. Per Fabrizio Bianchi, epidemiologo ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, di fronte a una “pandemia di malattie prevenibili” non è più accettabile rimandare l’adozione di standard più severi.
Nel frattempo, le scelte politiche vanno in direzione opposta: la recente legge di bilancio ha ridotto le risorse per mobilità sostenibile e trasporto pubblico, come denunciato dal Kyoto Club. Una strategia che rischia di aggravare i costi sanitari, sociali ed economici, con effetti duraturi soprattutto nelle aree urbane del Nord, Torino e il Piemonte in testa.
Gli scienziati chiedono al Governo di accelerare sul recepimento della direttiva europea, alle Regioni di aggiornare i piani per la qualità dell’aria e ai Comuni di intervenire su trasporti, riscaldamento, verde urbano ed efficienza energetica. Perché, come ribadiscono i dati, ridurre l’inquinamento significherebbe salvare migliaia di vite ogni anno.
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