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La strage di Capodanno

Crans-Montana, ora gli indagati sono 4. Ecco a che punto è l'inchiesta (e perché nessuno parla)

Nel mirino anche i responsabili della sicurezza comunale. Dubbi su ispezioni e ristrutturazioni a “Le Constellation”.

Crans-Montana, dopo la notte di fuoco l’inchiesta risale la filiera dei controlli: nel mirino anche chi doveva vigilare

A Crans-Montana l'inchiesta si allarga, fra notizie che filtrano attraverso il rigido silenzio degli inquirenti, attorno al cui operato aleggiano interrogativi che sono diventati, ormai, domande pubbliche. Perché una tragedia di questa portata non riguarda più soltanto le vittime e i loro familiari, ma un’intera comunità e diversi Paesi: com’è potuto accadere? E soprattutto: chi doveva accorgersene prima? A Crans-Montana, località simbolo del turismo alpino, l’incendio del 1° gennaio all’hotel-bar “Le Constellation” - 40 morti e oltre 100 feriti - sta trasformando quella domanda in un’indagine che, passo dopo passo, sembra risalire la catena delle responsabilità.



Dai gestori alle autorità: l'inchiesta cambia passo
Il punto sull'indagine lo fa la testata elvetica, di lingua tedesca, Blick. Finora l’attenzione si era concentrata sui gestori, i coniugi Jacques Moretti (49 anni) e Jessica Maric (40). Ora però la magistratura vallesana allarga il perimetro e guarda anche alle autorità comunali. Mercoledì l’emittente svizzera francofona RTS ha riferito che l’ex responsabile della sicurezza del Comune sarà interrogato il 9 febbraio. È un passaggio tutt’altro che formale: quando un’inchiesta arriva a chi doveva controllare, significa che non si sta più cercando soltanto “l’errore” ma un possibile sistema di omissioni, sottovalutazioni, procedure rimaste sulla carta.

Il nuovo sospettato è indicato come Silvan P. (nome modificato dai media elvetici). Fino al 2024 era responsabile delle ispezioni antincendio nel Comune, comprese quelle a “Le Constellation”. L’avvocato David Aïoutz ha confermato a Blick che l’interrogatorio del suo cliente è previsto per il 9 febbraio, precisando però: «Al momento non posso fornire ulteriori informazioni». A RTS, lo stesso legale ha confermato che P., in quanto sospettato, era responsabile di diverse ispezioni antincendio presso il bar.



Un'accusa ancora non chiarita e il silenzio della Procura
Resta un punto decisivo: non è ancora chiaro di cosa esattamente la Procura generale del Canton Vallese stia accusando Silvan P. La Procura, guidata dalla Procuratrice generale Beatrice Pilloud, non ha commentato il procedimento. Anzi: da tempo non risponde alle richieste dirette dei media e non è stato diffuso alcun comunicato stampa. Il silenzio, in casi come questo, pesa come una porta chiusa in faccia alla comunità. È comprensibile la cautela investigativa, ma quando i numeri sono quelli di una catastrofe — 40 morti, oltre 100 feriti — la trasparenza istituzionale diventa parte della ricostruzione della fiducia. Perché se la montagna è sinonimo di sicurezza e ordine, un incendio così devastante incrina l’immagine stessa del luogo.



Le "sviste" e 10 anni di pericolosità non riconosciuta
Secondo quanto riportato dal quotidiano svizzero francofono “24 heures”, è evidente che ci siano state gravi sviste nell’ispezione del bar “Le Constellation”. Per oltre dieci anni, le autorità non avrebbero riconosciuto adeguatamente la pericolosità dell’inventario presente nel locale. È un dettaglio che, letto oggi, suona come un campanello d’allarme ignorato troppo a lungo: la sicurezza antincendio non è un timbro su un modulo, è una cultura del rischio che deve tradursi in controlli, prescrizioni, verifiche.

Jacques Moretti ha rilevato il bar nel 2015 e lo ha ristrutturato quasi interamente da solo. Non sarebbe stata richiesta alcuna licenza edilizia. La schiuma fonoassorbente installata ha preso fuoco la notte di Capodanno: un elemento che, nella ricostruzione dei fatti, diventa centrale. La legge vallesana prevede che le modifiche strutturali all’interno degli edifici siano solitamente esenti da autorizzazione; il fattore decisivo è l’entità dei lavori. Ma proprio qui si apre una zona grigia: se l’intervento cambia la “pelle” del locale e introduce materiali potenzialmente pericolosi, chi stabilisce quando si supera la soglia della semplice manutenzione?



Licenza di esercizio senza piano antincendio
Nell’agosto 2015 Moretti ha ottenuto la licenza di esercizio e non era richiesto un piano di sicurezza antincendio. Eppure, viene sottolineato, il Comune avrebbe potuto richiedere al gestore di presentare un piano. Fino al 2019 — anno dell’ultima ispezione — non esisteva alcun piano di questo tipo. In quel periodo, il responsabile era Silvan P. È una frase che pesa: “avrebbe potuto”. Nelle tragedie, spesso, la distanza tra ciò che è obbligatorio e ciò che è prudente diventa il confine tra la normalità e il disastro. La sicurezza pubblica non dovrebbe vivere di facoltà discrezionali, soprattutto in luoghi ad alta frequentazione, dove una notte di festa può trasformare un locale in una trappola.

Veranda, progetti mancanti e controlli a metà
Un ampliamento della veranda è stato approvato separatamente; l’isolamento in schiuma nel seminterrato non sarebbe stato preso in considerazione durante questa ispezione. Secondo RTS, durante la ristrutturazione della veranda i vigili del fuoco cantonali hanno richiesto i progetti completi, che però non sarebbero stati presentati. Il Cantone ha affermato che il Comune non aveva segnalato l’inizio dei lavori, facendo supporre che non fossero stati eseguiti. Qui la vicenda assume i contorni di un cortocircuito amministrativo: il Cantone aspetta i documenti, il Comune non segnala l’avvio, i lavori vanno avanti (o si presume di no), e intanto il locale continua a funzionare. È la metafora perfetta di una sicurezza “a compartimenti stagni”, dove ogni ufficio vede solo un pezzo e nessuno ricompone il puzzle.

Le carenze del 2018-2019 e ciò che non è stato documentato
Nel 2018 e nel 2019, presso l’hotel “Le Constellation” sono state riscontrate carenze nella sicurezza antincendio: la scala rivestita in legno e le vetrate della veranda non erano conformi alle normative. Inoltre, è stata criticata la mancanza di formazione del personale e di esercitazioni di evacuazione. Ma le condizioni dell’isolamento in schiuma non sono state documentate. È proprio l’assenza di documentazione, più ancora della presenza di una criticità, a far tremare i polsi. Perché ciò che non è scritto spesso non esiste, e ciò che non esiste non viene corretto. E allora la domanda diventa inevitabile: com’è possibile che un materiale poi rivelatosi così determinante non sia finito nero su bianco?

Silvan P. oggi lavora ancora nella sicurezza
In attesa dell’interrogatorio del 9 febbraio, le indagini di Blick indicano che Silvan P. continua a lavorare come addetto alla sicurezza, impiegato presso diversi Comuni del Basso Vallese. Contattato da Blick, avrebbe reagito con rabbia: «Gradirei che non mi contattaste al mio indirizzo di lavoro, poiché questa questione non riguarda il mio attuale datore di lavoro», ha scritto. «Inoltre, non rilascerò dichiarazioni». È una posizione comprensibile sul piano personale e legale, ma inevitabilmente destinata ad alimentare un dibattito pubblico: può chi è sospettato in un caso così grave continuare a operare nello stesso settore, in attesa che la giustizia faccia il suo corso? La risposta, in uno Stato di diritto, non può che rispettare la presunzione d’innocenza. Ma la politica e le amministrazioni locali dovranno misurarsi anche con l’opportunità e con la percezione di sicurezza dei cittadini.

UNA QUARTA PERSONA NEL MIRINO: L’ATTUALE RESPONSABILE DELLA SICUREZZA
Giovedì è emerso un ulteriore sviluppo: secondo BFMTV, le autorità vallesane stanno indagando su una quarta persona in relazione all’incendio dell’hotel “Le Constellation”. Si tratterebbe dell’attuale responsabile della sicurezza di Crans-Montana, con interrogatorio previsto per il 6 febbraio. Il passaggio è significativo anche per un motivo pratico: come osservato, sarebbe plausibile che le autorità vogliano capire cosa sia accaduto dopo l’uscita di scena di Silvan P., che non lavora a Crans-Montana “da un po’ di tempo”. Se davvero c’era margine per recuperare controlli mancanti, aggiornare verifiche, imporre adeguamenti, allora l’inchiesta dovrà chiarire se quel tempo sia stato usato o sprecato.

LA LEZIONE PIÙ DURA: LA SICUREZZA NON PUÒ ESSERE UN ATTO BUROCRATICO
La storia di “Le Constellation” sembra raccontare, con brutalità, una verità che vale ben oltre Crans-Montana: la sicurezza antincendio non è un adempimento, è un processo continuo. Richiede memoria (documentare), responsabilità (pretendere piani e formazione), coordinamento (Comune e Cantone che si parlano davvero), e soprattutto la capacità di vedere il rischio prima che diventi cronaca. Il 6 e il 9 febbraio saranno due date chiave non solo per l’inchiesta, ma per la credibilità delle istituzioni locali. Perché quando un incendio porta via 40 vite, la domanda non è soltanto chi abbia acceso la miccia: è chi abbia lasciato che la miccia restasse lì, pronta, per anni.

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