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Il caso
31 Gennaio 2026 - 11:12
"Non solo solidarietà alla rettrice ma a tutta la comunità accademica. E mi sono permessa senza nessuna polemica di chiedere che tutte le istituzioni diano la stessa solidarietà e facciano la loro parte perché di fronte a un'occupazione di questo tipo, in un luogo dove il vero diritto è il diritto allo studio, quindi a formarsi e a formare, questa è la vera autonomia universitaria, quella che le persone che ora protestano qualche anno fa, magari negli anni settanta, avrebbero rivendicato". Il ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, ospite questa mattina all'inaugurazione dell'anno giudiziario, presso la Corte d'Appello di Torino, commenta lanciando un appello alla solidarietà alla rettrice dell'Università di Torino, Cristina Prandi, già sentita telefonicamente nelle scorse ore, gli ultimi avvenimenti di Palazzo Nuovo.
A poche ore dal corteo nazionale, convocato in risposta allo sgombero del centro sociale di Askatasuna dello scorso 18 dicembre, la tensione a Torino è alta. La città blindata per le oltre 200 realtà adunatesi a Torino anche dall'estero: collettivi, bocciofile, circoli, centri sociali, ma anche comitati di quartiere.
Il caso UniTo
Una delle micce negli ultimi giorni è stata indubbiamente l'Università: con la chiusura delle aule di Palazzo Nuovo per due giorni "per motivi di sicurezza". Cui il collettivo Aska ha replicato qualche giorno dopo con l'occupazione. Non prima di avere rivolto alla rettrice parole dure, come "vile" e "succube". L'ultima risposta, per ora, di Prandi, è stato l'esposto in Procura, per tutelare la sicurezza delle persone e degli spazi - spiega - a seguito di un'occupazione con la presenza anche di persone estranee all'ateneo.
Un braccio di ferro che spinge Bernini a ribadire la sua vicinanza alla rettrice e tenere il punto: "Usare le università in maniera incompatibile con l'attività didattica come dei centri sociali è un totale fraintendimento della libertà di espressione, della libera manifestazione del pensiero, in cui io credo moltissimo. Credo che noi lo dobbiamo tutelare in tutte le sedi. La violenza - continua il ministro - può essere fisica, ma può essere anche verbale e può essere anche una forma di prevaricazione rispetto alle destinazioni che un luogo ha. La situazione deve terminare e tutti noi dobbiamo essere solidali non solamente con la rettrice, che ha preso la decisione giusta, quella di fare un esposto alla Prefettura, ma anche alla comunità accademica e alla comunità degli studenti, sono gli studenti i primi a risentire di una cosa del genere".
L'azione del Governo
"Questa città ha veramente sofferto troppo, ha vissuto troppe occupazioni, troppe manifestazioni, è una città bellissima, piena di cultura, di grazia, una delle più belle città del mondo, quindi è bello valorizzarla e "mediatizzarla"", prosegue la ministra. Il Governo prenderà provvedimenti per evitare simili occupazioni? "Non spetta al Governo. I rettori hanno la propria autonomia e quindi la responsabilità di decidere quello che possono e devono fare all'interno dei loro atenei", conclude.
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