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Il caso

Sharing elettrico, opposizioni all’attacco: “Sicurezza sacrificata”

Lega e FI chiedono il ripensamento della micromobilità, Palazzo civico tira dritto

monopattini

Michele Checa multa, simbolicamente, un monopattino

La Città tira dritto. Sì ai monopattini. È quanto ha ribadito quest'oggi l’assessora alla Mobilità di Palazzo Civico Chiara Foglietta. Rispondendo all'ultima interpellanza sul tema, mossa dall'onorevole e consigliera in quota Lega Elena Maccanti, convintamente "no monopattini", l'assessora conferma l'adesione di Torino al nuovo bando unitario della Città Metropolitana sulla micromobilità in sharing, mantenendo anche i monopattini elettrici, nonostante le scelte di segno opposto adottate da altre grandi città europee e italiane, Firenze in primis (dal 1° aprile 2026). 

Torino - ha detto Foglietta - ha deciso di aderire «sulla base dei risultati ottenuti in termini di copertura del territorio e di spostamenti di primo e ultimo miglio», sottolineando come il modello punti a una mobilità integrata su scala metropolitana, in sinergia con il trasporto pubblico locale e con l’obiettivo dichiarato di migliorare la qualità dell’aria.

La nuova gestione condivisa, ha aggiunto l’assessora, consentirà nel tempo di rimodulare il numero dei veicoli, sia complessivo sia per singolo Comune, in base all’andamento del servizio. «Si tratta di un sistema flessibile – ha precisato – che permette di intervenire se emergono criticità».

Ampio spazio al delicato tema sicurezza, uno dei punti più contestati dall’opposizione. Foglietta ha ricordato che i monopattini in sharing garantiscono il rispetto dei limiti di velocità previsti dal Codice della strada: 20 km/h sulle strade urbane e 6 km/h nelle aree pedonali, grazie a sistemi di limitazione automatica, a differenza dei monopattini privati, sui quali il Comune non ha strumenti di controllo tecnologico.

Nel nuovo bando, ha spiegato l’assessora, sono stati inoltre inseriti numerosi obblighi a carico degli operatori, a partire dalle applicazioni informatiche: avvisi sull’uso di giubbotti o fasce catarifrangenti nelle ore serali, obbligo del casco secondo la normativa vigente, informazioni in tempo reale sulle aree interdette alla circolazione, sulle zone di sosta consentite e sugli eventuali divieti temporanei legati a manifestazioni o cantieri. È previsto anche un sistema che obbliga l’utente a scattare una foto del corretto rilascio del mezzo: senza, il noleggio non si chiude. 

Sul fronte delle dotazioni, il disciplinare premia gli operatori che forniranno casco, giubbotto e fascia ad alta visibilità, requisito che diventerà vincolante durante l’esercizio del servizio. Tutti i veicoli dovranno inoltre essere dotati di geolocalizzazione satellitare di nuova generazione, sistemi di bloccaggio elettronico, luci sempre accese durante il noleggio, identificazione univoca e targa, dove previsto dalla legge.

Particolare attenzione è riservata alla sosta: gli operatori dovranno versare un contributo annuo per la realizzazione e la manutenzione degli stalli dedicati. «I primi 200 stalli – ha ricordato Foglietta – sono già stati finanziati dal Comune, quelli futuri saranno a carico delle società di sharing».

In caso di mancato rispetto delle regole, ha concluso l’assessora, la Città Metropolitana potrà arrivare fino alla sospensione o revoca del servizio. Foglietta si è detta disponibile a tornare in Commissione per un approfondimento del disciplinare, definito «complesso ma molto stringente», frutto anche del confronto con associazioni come l’Unione italiana ciechi e ipovedenti.

Di tutt’altro avviso la consigliera Maccanti, che ha accolto favorevolmente il nuovo passaggio in Commissione ma ha ribadito la contrarietà della Lega al modello torinese. «La micromobilità elettrica ha trasformato le strade in un far west – ha attaccato – ed è un pericolo soprattutto per le persone più fragili». Maccanti ha richiamato i dati sull’incidentalità – circa 500 incidenti in 18 mesi e oltre 8mila sanzioni nel solo 2025 – e le esperienze di città come Firenze, Parigi, Madrid e Praga, che stanno facendo marcia indietro sullo sharing dei monopattini.

«Torino aveva un’occasione – ha concluso – quando è scaduto il vecchio bando. Invece ha scelto di raddoppiare, aderendo a quello metropolitano». La Lega, ha assicurato, continuerà a chiedere un ripensamento: «Il casco salva le vite. Finché avrò voce, chiederò di cancellare un servizio che mette a rischio la sicurezza urbana». 

Sulla stessa linea Forza Italia. Il vicecapogruppo comunale Domenico Garcea ha ribadito la necessità di sospendere il servizio di monopattini in sharing, definendo Torino «un percorso a ostacoli» per pedoni, anziani e persone fragili. Garcea ha ricordato di aver depositato a fine 2025 una mozione per la sospensione del servizio, ancora in attesa di calendarizzazione, sostenendo che con l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada «diventa di fatto impossibile garantire controlli efficaci» su casco, assicurazione e identificazione dei mezzi.

Il confronto politico, destinato a proseguire nelle prossime settimane in Commissione, si inserisce in un dibattito più ampio sul modello di mobilità urbana e sull’equilibrio tra sostenibilità, sicurezza e vivibilità degli spazi pubblici.

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