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Il caso
04 Febbraio 2026 - 08:08
Un discorso filato di almeno 15 minuti in cui un duro attacco va dritto al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, perché l'arrivo di violenti in città era risaputo. Lo ha confermato lunedì scorso il sindaco Stefano Lo Russo, dopo avere fornito i danni del pomeriggio di guerriglia urbana consumatosi nel quartiere di Vanchiglia, a seguito del corteo nazionale del 31 gennaio. Un’inviperita accusa, la sua, anche nei confronti dello Stato e dei «commentatori dall'alto che non rischiano niente». Parole che non potevano - e non sono - passate inosservate. E che in prima battuta sdegnano chi rappresenta i tanti agenti (circa mille) dispiegati a Vanchiglia, trincea per un giorno. «Inaccettabile criticare l’operato delle forze dell'ordine senza una preventiva assunzione di responsabilità politica. Prima ancora di puntare il dito contro chi è chiamato quotidianamente a garantire la sicurezza della città, sarebbe stato doveroso condannare senza ambiguità la partecipazione di consiglieri comunali che hanno preso parte a una manifestazione sfociata in violenze e devastazioni», affermano risentiti i sindacati di polizia Siulp, Sap, Coisp e Fsp torinesi.
"La gestione dell'ordine pubblico non può essere una partita a scacchi", sostiene invece Nicola Rossiello. "Diversamente dalle altre organizzazioni sindacali - precisa - abbiamo scelto di restare rigorosamente sul fronte della tutela del personale, anziché inseguire proposte legislative o l'impiego di ulteriori attrezzature legislative. Ho monitorato personalmente l'evolversi della giornata di sabato scorso: una presenza necessaria per rilevare sul campo quei deficit organizzativi che hanno esposto i colleghi a rischi inaccettabili".
Il ministro per la PA, Paolo Zangrillo, invece, tra i diretti interessati dell'attacco di Lo Russo (probabilmente tra i «ministri alla ricerca spasmodica di visibilità») ha criticato apertamente la gestione dell’evento. «Il sindaco, senza fare il mio nome, ha fatto un’allusione piuttosto chiara. Ha detto che c’è qualcuno nelle istituzioni che approfitta della situazione di sabato per strumentalizzare e cercare visibilità. Mi intristisce», ha detto Zangrillo. «La richiesta di recidere i rapporti con Askatasuna da parte mia e del centrodestra risale a anni fa, il sindaco lo sa bene. Non è che sabato ci sia stata una sorpresa - aggiunge - Lo sapeva anche Lo Russo, che negli anni ha continuato a individuare in Askatasuna un interlocutore con cui costruire un percorso condiviso, attribuendole un presunto valore culturale e sociale. Questa narrazione è sbagliata: Askatasuna non è un centro culturale né un luogo di libertà».
A dare manforte al ministro, il senatore FI Roberto Rosso e il segretario cittadino Marco Fontana: «Siamo al ribaltamento totale delle responsabilità: una ulteriore “martellata” ideale al senso delle istituzioni. Abbiamo passato il limite della decenza». Ma sono anche i più moderati leader di Italia Viva Enrico Borghi e Vittoria Nallo a rimproverare con fermezza il primo cittadino: «Avevamo espresso da subito - dicono dopo aver visitato il questore - la nostra netta contrarietà al patto voluto dal sindaco. La realtà ha dimostrato che con chi mette a ferro e fuoco la città non si possono fare accordi», condannano. Vicinanza viene espressa a Lo Russo dai “suoi”. Il Pd «ribadisce che sicurezza e tutela dello Stato di diritto devono essere perseguite nel pieno rispetto delle libertà costituzionali», concludono i Dem.
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