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Automotive & Marketing

Pubblicità, Il Giurì stoppa BYD: basta sfottere Stellantis

Contestati gli spot sulla rottamazione dei veicoli con la cinghia a bagno d'olio (oltre 750.000 quelli richiamati dal Gruppo)

Il Giurì ferma la campagna Byd: 'Operazione Purefication' ingannevole e denigratoria

A volte la pubblicità spinge sull’acceleratore, ma c’è un punto oltre il quale il sorpasso diventa azzardato. È quanto ha stabilito il Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che ha sospeso la campagna “Operazione Purefication” di Byd, diffusa in tv, sui social media, sulla stampa e sui siti internet. Un cartellino rosso che arriva dopo settimane di polemiche: al centro, una rottamazione mirata alle auto con cinghia a bagno d’olio e bonus fino a 10mila euro per chi sceglieva un modello Byd, ibrido plug-in o elettrico. Pubblicità comparativa o attacco frontale? La differenza, qui, non è solo semantica. Perché il problema è che il riferimento era alle auto di Stellantis.

La decisione del giurì
Secondo quanto si legge sul sito dell’Istituto, il Giurì, “esaminati gli atti e sentite le parti”, dichiara che i messaggi contestati “sono in contrasto con gli articoli 2, 14 e 15 del Codice e ne ordina la cessazione”. Una formula netta, che richiama tre pilastri dell’autodisciplina: veridicità, rispetto dei concorrenti e correttezza del confronto pubblicitario. L’esito è immediato: la campagna risulta scomparsa dal sito ufficiale della casa cinese.



Nel mirino Stellantis e il motore PureTech 1.2
La comunicazione di Byd non citava mai direttamente i concorrenti. Eppure, la freccia sembrava avere un bersaglio preciso: Stellantis e il motore Pure Tech 1.2, utilizzato su un tipo di auto del Gruppo e che tanti problemi ha creato ai clienti (al di là delle rotture, il rischio era quello dell'incendio e dunque il gruppo italo-francese ha dovuto richiamare, in pochi mesi, 750.000 veicoli, soprattutto Peugeot). Da qui il ricorso di Stellantis al Giurì e la contestazione di una campagna ritenuta “denigratoria” e “ingannevole”. È il punto in cui la provocazione commerciale diventa, per il giudice della pubblicità, una violazione delle regole del gioco.

I messaggi sotto esame
A finire sotto la lente sono stati alcuni passaggi degli annunci Byd, che combinavano ironia e confronto implicito: - “La tua cinghia dà i numeri? Te ne diamo un po’ anche noi: 122.000 ingegneri in ricerca e sviluppo – 60.000 brevetti registrati – 250.000 km. di garanzia”. - “Hai la cinghia a bagno d’olio? ci spiace che per te sia sempre blue Monday – scopri i bonus BYD dedicati – Operazione PUREFICATION”. - “Ma non è ora di cambiare?”. - “Problemi con la cinghia? Con BYD la tiri… via!”. Il tono, tra allusione e pungolo, ha fatto discutere sin dal lancio all’inizio dell’anno, quando la campagna ha cominciato a circolare su più canali.



Il dibattito fra gli automobilisti
Nei forum specializzati, a partire da quelli del mensile Quattroruote, i commenti si sono moltiplicati: c'è chi ha bollato gli spot come “scorretti” o “aggressivi” verso un produttore europeo, chi li ha definiti “poco eleganti” e chi, al contrario, li ha letti come una “mossa commerciale” astuta. È il riflesso di un mercato in trasformazione, dove l'asticella della competizione si sposta di continuo e il confine tra confronto lecito e attacco personale diventa una linea sottile come… una cinghia.


La posizione di Stellantis
La decisione del Giurì è stata accolta “con soddisfazione” da Stellantis. “La pronuncia – spiega il gruppo – ha ritenuto tale campagna ingannevole, denigratoria ed illecita sotto il profilo comparativo, disponendone la cessazione e rappresenta un importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori ed i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti”.

Da parte sua, il gruppo ha ribadito che “continuerà a promuovere una competizione basata sulla qualità dei prodotti e su una comunicazione chiara, completa e trasparente sulle caratteristiche degli stessi”.



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