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Automotive & Marketing
04 Febbraio 2026 - 16:20
A volte la pubblicità spinge sull’acceleratore, ma c’è un punto oltre il quale il sorpasso diventa azzardato. È quanto ha stabilito il Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che ha sospeso la campagna “Operazione Purefication” di Byd, diffusa in tv, sui social media, sulla stampa e sui siti internet. Un cartellino rosso che arriva dopo settimane di polemiche: al centro, una rottamazione mirata alle auto con cinghia a bagno d’olio e bonus fino a 10mila euro per chi sceglieva un modello Byd, ibrido plug-in o elettrico. Pubblicità comparativa o attacco frontale? La differenza, qui, non è solo semantica. Perché il problema è che il riferimento era alle auto di Stellantis.
La decisione del giurì
Secondo quanto si legge sul sito dell’Istituto, il Giurì, “esaminati gli atti e sentite le parti”, dichiara che i messaggi contestati “sono in contrasto con gli articoli 2, 14 e 15 del Codice e ne ordina la cessazione”. Una formula netta, che richiama tre pilastri dell’autodisciplina: veridicità, rispetto dei concorrenti e correttezza del confronto pubblicitario. L’esito è immediato: la campagna risulta scomparsa dal sito ufficiale della casa cinese.
La posizione di Stellantis
La decisione del Giurì è stata accolta “con soddisfazione” da Stellantis. “La pronuncia – spiega il gruppo – ha ritenuto tale campagna ingannevole, denigratoria ed illecita sotto il profilo comparativo, disponendone la cessazione e rappresenta un importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori ed i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti”.
Da parte sua, il gruppo ha ribadito che “continuerà a promuovere una competizione basata sulla qualità dei prodotti e su una comunicazione chiara, completa e trasparente sulle caratteristiche degli stessi”.
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