Se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto lo dicono i numeri. Ma chi tiene la mano, oggi, mentre il mercato ondeggia tra scorte in aumento, prezzi in assestamento e nuovi equilibri geopolitici? Ad Alba, durante “Vino e Mercati – Nuovi mondi, nuovi accordi”, l’annuale appuntamento promosso da Confindustria Cuneo con i consorzi di tutela e il sostegno della Camera di Commercio di Cuneo, il Report 2025 del Wine Permanent Observer (Wpo) ha offerto una bussola: il Piemonte “regge” meglio dell’Italia nel rapporto tra stock e mercato, ma la pressione sui prezzi cresce e la competizione internazionale impone scelte più selettive. In altre parole: per restare in corsa, servono nervi saldi e decisioni fondate su dati solidi.
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L’istantanea del WPO 2025 Secondo le elaborazioni su base
Masaf (Cantina
Italia), le giacenze nazionali toccano 59,4 milioni di ettolitri (+4,4% sull’anno precedente). La produzione italiana 2025 è stimata in 47,4 milioni di ettolitri (+7% sul 2024; +4,8% sulla media quinquennale). Il
Piemonte va in controtendenza: 2,15 milioni di ettolitri (-9,5% sul 2024; -2% sulla media dei cinque anni). Un calo che, pur segnalando una vendemmia più corta, contribuisce a contenere l’accumulo di scorte e a differenziare la regione dal trend nazionale.
Le voci delle istituzioni ad Alba Il clima, in sala, come riferisce Il Corriere di Alba, è quello di chi cerca ancoraggi precisi.
Roberto Cavallo, assessore a Transizione Ecologica, Ambiente, Agricoltura e Commercio della Città di Alba, ha richiamato “l’importanza dell’analisi, dello studio e della diffusione dei dati da parte di soggetti come i consorzi e Confindustria per tutelare e promuovere il territorio”. In videomessaggio, l’assessore all’Agricoltura della Regione
Piemonte,
Paolo Bongioanni, ha legato i numeri alla necessità di “essere strutturati” nei mercati: “Esplorare mercati nuovi, sì, ma non per emozione—con i numeri, in modo scientifico, sapendo cosa vado a vendere, a chi e a che prezzo”. Dal livello tecnico regionale,
Paolo Balocco, direttore della Direzione Agricoltura, ha indicato la disponibilità a costruire un coordinamento più ampio: “La Regione è intenzionata a creare un osservatorio regionale per coordinare dati e informazioni e avere una visione veramente strategica”. Sul fronte camerale, il presidente della
Camera di Commercio di Cuneo,
Luca Crosetto, ha ribadito che “i numeri devono supportarci nel capire i trend e, soprattutto, nel cercare di sbagliare il meno possibile… conoscere, per poter deliberare”.
Produzione, giacenze e uve: il Piemonte "a più velocità" A presentare produzione, giacenze e imbottigliamenti è stato
Alberto Cugnetto, referente della Sezione Vini di
Confindustria Cuneo: il Report evidenzia un “
Piemonte a più velocità”, dove denominazioni a forte identità e buona gestione dello
stock convivono con aree sotto pressione. Tra i segnali di maggiore equilibrio, il Wpo indica per il
Barolo un calo degli imbottigliamenti pari a -1,3% e una lieve riduzione dell’erosione di giacenza. Meno brillante la situazione del
Barbaresco; nelle denominazioni più “volumiche” emergono criticità: erosione dello
stock più lenta e maggiore sensibilità ai prezzi di sfusi e uve. Sul fronte delle uve, il confronto 2025-2024 restituisce una riduzione media dei prezzi di circa -18%, con casi oltre il -25%. Uno strappo dopo tre anni di forte corsa: +36,9% nel 2021, +22,5% nel 2022 (oltre +55% complessivo), poi il calo. Una volatilità che, avverte Cugnetto, non è salutare: come governare un
mercato se l’altalena dei listini toglie visibilità alle filiere?
I prezzi sugli scaffali: chi scende e chi sale Elena Angaramo, responsabile del Centro Studi di
Confindustria Cuneo, ha messo in fila i prezzi medi rilevati in Gdo in
Italia:
Barolo e
Barbaresco guidano il listino; tra i bianchi si contendono la leadership
Gavi e
Roero Arneis; il prezzo medio più basso resta per il
Piemonte Barbera. Dal 2021 a oggi il trend è stato tendenzialmente in crescita, ma nell’ultimo anno 5 vini su 12 hanno registrato cali, e in un paio di casi i prezzi sono rimasti stazionari. Le diminuzioni più marcate riguardano
Roero Arneis,
Piemonte Barbera e
Gavi; Nebbiolo d’Alba e Barbera d’Asti superiore segnano -1,1% ciascuno. In controtendenza, crescono
Barolo e
Barbaresco—che però non hanno ancora recuperato i livelli medi del 2023—e il Langhe Doc Nebbiolo. Con aumenti più contenuti si muovono
Dolcetto d’Alba e
Barbera d’Alba. Interessante il confronto territoriale: per molte denominazioni, oggi i prezzi medi sugli scaffali risultano leggermente più alti in
Piemonte che in Lombardia, un’inversione rispetto a 3-4 anni fa.
Il vento dei mercati esteri L’analisi Wpo sui mercati internazionali (fonte Nomisma Wine Monitor, dicembre 2025) segnala nei primi nove mesi del 2025 un rallentamento dell’export
italiano: -2,2% a valore e -1% a volumi. Fanno eccezione
Canada e
Brasile: nel primo l’import di vino
italiano cresce del +9,3% a valore e +11,6% a volume; nel secondo +8,7% a valore e +2,7% a volume. In
Germania, dopo un 2024 in flessione, si registra un +8,2% a valore ma -1,3% a volumi; negli
Stati Uniti il divario è netto: -8,3% a valore, +1,8% a volume. Segnali misti che impongono, più che esplorazioni “per emozione”, una rotta tracciata con il regolo calcolatore.
Dossier UE-Mercosur: regole, tutele, accessi Il focus “Nuovi mondi, nuovi accordi” ha acceso i riflettori sul dossier UE–Mercosur.
Ignacio Sanchez-Recarte, segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev), ha descritto un clima politico “molto caldo” a Bruxelles, con pressioni sulla ratifica e la volontà di una parte del Parlamento europeo di rallentare il percorso. Sul piano delle tutele, ha richiamato i meccanismi di salvaguardia e le indicazioni geografiche, con un monitoraggio della Commissione sulla corretta implementazione. La vicedirettrice di Federvini,
Francesca Migliarucci, ha ricordato il peso delle filiere rappresentate: 81.472 occupati, 21,5 miliardi di euro di fatturato, 10 miliardi di export. I
l Mercosur vale 260 milioni di abitanti e circa 3.000 miliardi di dollari di Pil; l’import agroalimentare dall’
Italia è salito a 444 milioni di euro nel 2024 e, per il vino, le importazioni complessive dell’area hanno raggiunto nel 2024 i 544,12 milioni di euro (+12,4% sul 2023), con il
Brasile come principale motore. Dal
mercato, in collegamento dal
Brasile,
Julio Vargas (Cantu Importadora) ha descritto un contesto più selettivo. Per i vini
piemontesi vede un vantaggio competitivo di identità e qualità, ma chiede un’azione congiunta su promozione e distribuzione. Perché entrare è difficile; restare, senza una massa critica relazionale, lo è ancora di più.
La chiamata all'azione di Paola Lanzavecchia Apre e chiude i lavori
Paola Lanzavecchia, presidente della Sezione Vini e Liquori di
Confindustria Cuneo: “Questo appuntamento nasce per aiutarci a leggere ciò che sta cambiando nei mercati internazionali e a tradurre gli scenari in decisioni utili per le nostre imprese”. Cambiano consumi, canali, regole del commercio: quando cambiano le regole, cambiano anche opportunità e rischi. Da qui un punto decisivo: non basta conoscere i mercati, bisogna capire come accordi commerciali ed equilibri geopolitici li modifichino. La qualità è riconosciuta, ma la competitività si costruisce ogni giorno con informazioni affidabili, scelte coerenti, investimenti mirati e relazioni solide. E uno sguardo oltre l’orizzonte: c’è “grande lavoro da fare sulla valorizzazione”. Aprire nuovi mercati—qualcuno ha citato
India e Mercosur, quindi il
Brasile—e insieme rafforzare la capacità di valorizzare le eccellenze di territorio: perché il brand
Piemonte non è solo una denominazione, è una promessa. E le promesse, nel vino, vanno mantenute con pazienza, visione e conti in ordine.