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La cerimonia

«La verità non si può cancellare»: Torino celebra il Giorno del Ricordo a Lucento

Autorità e cittadini riuniti in corso Cincinnato per onorare i Martiri delle Foibe e gli Esuli di Istria, Fiume e Dalmazia

«La verità non si può cancellare»: Torino celebra il Giorno del Ricordo

La targa di commemorazione in corso Cincinnato angolo via Pirano, dove il quartiere Lucento si è raccolto per ricordare i Martiri delle Foibe e gli Esuli di Istria, Fiume e Dalmazia

Non una cerimonia formale, ma un momento pieno di memoria condivisa, questa mattina, 13 febbraio 2026, in corso Cincinnato angolo via Pirano a Torino, dove il quartiere Lucento si è raccolto attorno alla targa che ricorda i Martiri delle Foibe e gli Esuli di Istria, Fiume e Dalmazia. Gonfaloni schierati, autorità civili e militari presenti, cittadini e associazioni riuniti per ribadire un solo messaggio: non dimenticare.

Ad aprire gli interventi è stato il presidente della Circoscrizione 5, Alfredo Correnti, che ha subito chiarito il senso della giornata: «Il Giorno del Ricordo non è una semplice ricorrenza, ma un momento di verità, di memoria e di rispetto. È il giorno in cui rompiamo un silenzio troppo lungo, un silenzio che per anni ha negato giustizia alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata». E ancora: «Ricordare non è una formalità, è un dovere morale e civile. Senza memoria non c’è futuro».

Per la Regione Piemonte è intervenuto l’assessore Gianluca Vignale. «Non è solo un saluto, ma la volontà di non dimenticare». Vignale ha parlato di «un silenzio che per sessant’anni ha ferito la nostra nazione», ricordando «non solo le persone drammaticamente infoibate, ma anche le centinaia di migliaia di italiani costretti a lasciare i confini orientali». Il Giorno del Ricordo, ha concluso, «non è solo commemorazione, ma restituzione di una memoria che per troppo tempo è rimasta nell’oblio».

A nome del Consiglio regionale del Piemonte è intervenuta la consigliera Nadia Conticelli, che ha richiamato la lapide apposta il 10 febbraio 2005 e le violenze consumate tra il 1943 e il 1945 nelle terre dell’Istria e della Dalmazia. «Dietro ai numeri ci sono volti, storie, famiglie», ha sottolineato. «La violenza delle foibe non fu soltanto un fatto militare o politico, ma una lacerazione profonda del tessuto umano e civile». Conticelli ha ribadito che «la storia non si può riscrivere e la verità non si può cancellare. Questa memoria deve essere patrimonio comune di tutti gli italiani, senza graduatorie del dolore e senza strumentalizzazioni».

Particolarmente sentito l’intervento di Antonio Vatta, presidente del comitato provinciale di Torino dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. «Abbiamo toccato quasi mezzo Piemonte in questi giorni – ha raccontato – raccontando la nostra storia nel dolore e nel silenzio. Per essere rispettati bisogna rispettare tutti. Noi abbiamo sempre scelto la democrazia e il dialogo per ottenere i nostri diritti». E un invito diretto alla comunità: «L’associazione è l’unica che può difendere e portare avanti il nostro trauma. Continuare a raccontare è il nostro compito».

A chiudere la cerimonia è stato l’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli, che ha definito il luogo «senza dubbio il più evocativo della vicenda degli esuli nella nostra città. Una vicenda drammatica di lutti, di crimini, di morte e di esilio, ma anche di rinascita e di riscatto». Riferendosi al quartiere che accolse molte famiglie, ha ricordato che qui si intrecciano «ingiustizia e dolore, ma anche accoglienza e rinascita. Rinnoviamo la promessa a non dimenticare e a fare di tutto, ciascuno per le proprie responsabilità, affinché vincano sempre le ragioni della pace, della dignità umana, della libertà e dell’uguaglianza».

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