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Torino: addio alle grandi discoteche, dallo Chalet ai Murazzi tra costi, norme e nuovi format

Negli ultimi anni Torino ha visto chiudere diversi locali storici della vita notturna, a partire dallo Chalet del Valentino

Torino

Negli ultimi anni Torino ha visto chiudere diversi locali storici della vita notturna, a partire dallo Chalet del Valentino, attivo per decenni come discoteca all’interno del parco

Negli ultimi anni Torino ha visto chiudere diversi locali storici della vita notturna, a partire dallo Chalet del Valentino, attivo per decenni come discoteca all’interno del parco. La struttura ha cessato l’attività nel 2016 e, dopo un lungo periodo di inattività, è stata oggetto di riqualificazione con una diversa destinazione d’uso. La chiusura è stata ricondotta a criticità strutturali, costi di adeguamento e difficoltà gestionali, in un contesto di progressiva trasformazione del settore.

Il caso dello Chalet non è isolato. Tra i locali simbolo degli anni ’90 e dei primi 2000 che hanno interrotto l’attività figurano il Naxos, l’Hennessy e l’Ultimo Impero, nomi che per anni hanno rappresentato punti di riferimento della movida torinese. Anche diversi spazi dei Murazzi del Po, un tempo concentrato di club e discoteche lungo il fiume, hanno chiuso o sono stati riconvertiti.

Le ragioni delle chiusure sono in larga parte riconducibili a fattori comuni. In primo luogo il cambiamento del modello di consumo: il format della grande discoteca, con elevata capienza e programmazione concentrata nel fine settimana, ha perso attrattività rispetto a locali più piccoli, format ibridi tra ristorazione e musica o eventi tematici distribuiti in più spazi urbani. Parallelamente sono aumentati i costi di gestione, legati a affitti, sicurezza, personale e impianti, rendendo più complessa la sostenibilità economica.

Un ulteriore elemento riguarda l’inasprimento delle normative su sicurezza, emissioni sonore e autorizzazioni edilizie, che ha comportato investimenti significativi per l’adeguamento delle strutture. In alcuni casi, la combinazione tra spese elevate e riduzione dei flussi di pubblico ha inciso sulla continuità delle attività. A ciò si è aggiunto l’impatto della pandemia, che ha accelerato situazioni già critiche, portando alla chiusura definitiva di alcuni locali.

Il quadro complessivo evidenzia una trasformazione del settore dell’intrattenimento notturno in città: meno grandi discoteche tradizionali e maggiore diffusione di formule alternative. Gli edifici che ospitavano i locali storici non sono sempre rimasti inutilizzati, ma in diversi casi sono stati oggetto di riconversione verso nuove funzioni.

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