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Il caso

Bonus Rsa, Canalis (Pd) attacca: “Dei 18 milioni annunciati da Cirio a maggio 2025 non è arrivato un euro”

L'accusa dell'esponente Dem, che evidenza il ritardo: "Ennesimo slogan commerciale, non misura strutturale"

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«La lotteria dei bonus è la cifra distintiva della Giunta Cirio». È netta la presa di posizione della consigliera regionale del Pd Monica Canalis, che torna a puntare il dito contro il presidente della Regione Alberto Cirio, e sul suo "braccio welfare", l'assessore alle Politiche Sociali Maurizio Marrone, sul capitolo delle risorse destinate alle strutture residenziali e semiresidenziali piemontesi.

Nel mirino c’è in particolare il bonus “Protezione Sociale”, misura da 18 milioni di euro finanziata con fondi del Fondo Sociale Europeo e annunciata dalla Regione nel maggio 2025, che da ultimo annuncio della Giunta sarebbe stato erogato entro la fine di gennaio. «A oggi, 16 febbraio 2026, le strutture non hanno ancora visto un euro», sostiene Canalis.

Secondo l’esponente dem, dal 2019 la Giunta avrebbe varato sei bonusVita nascente, Vesta, PieMove, Alpha, Scelta Sociale e Protezione Sociale – «più slogan commerciali che soluzioni strutturali», lamenta. Misure che, a suo dire, sarebbero temporanee e non universalistiche, incapaci di rispondere ai problemi di fondo del sistema socio-sanitario piemontese.

Canalis ricorda come, dopo l’arenarsi del “Patto per il Welfare innovativo e sostenibile” presentato nella fase pre-elettorale del febbraio 2024 – che prevedeva anche l’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe – anche il bonus Protezione Sociale «sia uscito dai radar». L’atto di indirizzo per rendere operativi i 18 milioni sarebbe stato predisposto a dicembre, ma mancherebbe ancora il nulla osta della Commissione europea necessario al via libera definitivo del bando regionale, pubblicato sul sito della Regione a settembre 2025.

Nel frattempo, denuncia la consigliera, le strutture devono fare i conti con l’aumento dei costi energetici e gestionali e con i rinnovi contrattuali del personale, a fronte di tariffe ferme. «Si rischia la chiusura di servizi o un loro peggioramento per l’assenza di un equilibrio tra prestazioni e corrispettivi tariffari», afferma.

Il bonus, secondo Canalis, non avrebbe consentito né la creazione di nuovi posti di lavoro né l’attivazione di nuove convenzioni sanitarie sui posti letto, e critica l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo come sostegno indiretto alle imprese anziché come leva per nuova occupazione e servizi: «A Cirio direi: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Basta annunci a vuoto», conclude.

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