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Latte, allarme a Torino: «Rischiamo di perdere le stalle, dicendo addio al comparto lattiero-caseario»

Nel torinese 803 stalle e oltre 1.300 addetti: Coldiretti denuncia ribassi e importazioni dall’estero e porta il caso al Tavolo latte in Regione

Latte, allarme a Torino: «Rischiamo di perdere le stalle, dicendo addio al comparto lattiero-caseario»

Nel torinese sono attive 803 stalle da latte, con oltre 1.300 addetti diretti e più di 35mila vacche di razza Frisona, a cui si affiancano razze alpine come Pezzata Rossa e Pustertaler-Barant. Un sistema produttivo che ogni anno garantisce oltre 10 milioni e 500mila litri di latte fresco, base anche indispensabile per formaggi e derivati che rappresentano una fetta chiave dell’agroalimentare locale. Ma al momento, secondo Coldiretti Torino, il comparto sarebbe sotto pressione. Il presidente Bruno Mecca Cici denuncia «giochi al ribasso sulla pelle degli allevatori» e punta il dito contro le importazioni di latte e semilavorati dall’estero - in particolare da Belgio, Germania, Francia e Olanda - e contro una parte dell’agroindustria che non valorizzerebbe adeguatamente la materia prima locale.

Il tema è quello del prezzo riconosciuto agli allevatori, ritenuto non sufficiente a coprire costi in crescita: energia, mangimi, investimenti per il benessere animale e per l’ammodernamento delle strutture. Negli ultimi dieci anni, segnala Coldiretti, avrebbe chiuso oltre il 20% delle stalle. Un dato che preoccupa non solo per l’impatto economico ma anche per le ricadute sul territorio: meno allevamenti significa meno presidio delle campagne, meno prati stabili, meno coltivazioni di prossimità come il mais destinato all’alimentazione animale.

Il latte torinese - sottolinea Coldiretti - deve rispondere a standard qualitativi elevati, con una buona presenza di proteine e grassi, fondamentali per la trasformazione casearia. Una qualità che dipende da filiere corte, alimentazione controllata e benessere animale. Il contesto di mercato appare contraddittorio: se da un lato si è arrestato il calo dei consumi di latte e crescono formaggi freschi e yogurt, mentre i formaggi stagionati restano un simbolo del Made in Italy, dall’altro persistono tensioni sul prezzo della materia prima. Parte del latte, secondo le segnalazioni raccolte dagli uffici di zona, sfuggirebbe a una contrattazione strutturata, comprimendo ulteriormente i margini degli allevatori.

La questione sarà portata al Tavolo latte convocato in Regione il 23 febbraio. L’obiettivo, ribadisce Coldiretti, è garantire una remunerazione adeguata a chi produce, considerata necessaria per salvaguardare l’intera filiera lattiero-casearia torinese e la sua tenuta economica e occupazionale.

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