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Curiosità
19 Febbraio 2026 - 21:50
Chi l’ha detto che i tetti servono solo a riparare dal sole o dalla pioggia? A Torino, spesso ciò che sembra funzionale nasconde arte, simboli e sorprese. Alzate gli occhi e potreste scorgere figure alte e slanciate, armate di lance, archi e frecce. Sembrano uscite da un racconto epico, e invece sono reali: le vedette di Torino, tre sculture luminose dell’artista torinese Richi Ferrero, che vegliano sulla città come sentinelle silenziose.
Tutto è cominciato nel 2006 con il Grande Guerriero, installato sul tetto di un palazzo di corso Matteotti. Rappresenta un cacciatore primitivo, un mix tra spirito ancestrale e disegno che prende vita. Di giorno il suo profilo scuro si staglia sul cielo come una matita sul foglio; di notte, grazie alla speciale vernice riflettente, si accende di una luce azzurro-ghiaccio, trasformando il tetto in un vero palcoscenico urbano.
Nel 2015 arriva la seconda vedetta, Sagittaurus, all’angolo tra corso Massimo d’Azeglio e corso Vittorio. Metà arciere, metà toro, richiama i Taurini, antichi abitanti del territorio prima della fondazione romana di Augusta Taurinorum. Un’opera che unisce storia, identità e simbolismo, rendendo l’installazione ancora più suggestiva.
Infine, ecco Equìnox, sospeso tra via Lagrange e via Giolitti: un cavaliere armato di balestra che sembra lanciarsi verso il cielo, pronto a proteggere la città dall’alto. Ferrero con questa scultura crea un dialogo tra Torino barocca e contemporanea, tra arte classica e installazione luminosa.
Il risultato è una Torino che non smette mai di stupire. Le vedette non sono solo decorazioni: sono simboli, segni, sguardi. Non ci osservano per controllarci, ma per ricordarci che Torino è, da sempre, città di confine, creatività e visione artistica. Anche tra i comignoli, a volte, può nascondersi una storia.
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