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Il caso

Metropolitana a Rivoli solo nel 2030? I cantieri rischiano un nuovo stop

Tribunali e carte bollate non sbloccano lo stop ad un’opera strategica e corso Francia resta una groviera

Metro 1 Cascine Vica: i conti non tornano, 150mila euro cercasi

Formalmente il cantiere procede e l’azienda continua a monitorare la situazione. Ma vedere completato il prolungamento della Linea 1 della metropolitana di Torino verso Cascine Vica, nel territorio di Rivoli, si fa ancora più complesso.

Perché quanto confermato ieri rende sempre più plausibile che l’opera si areni, e sia necessario attendere addirittura il 2030 per portare la metropolitana a Rivoli.

La Italiana Costruzioni Infrastrutture Spa, capofila dei lavori e colosso dell’edilizia pubblica, aveva presentato nell’agosto 2025 una richiesta di concordato preventivo al Tribunale di Roma, aprendo una fase di forte incertezza per un appalto da centinaia di milioni di euro.

Il termine per la presentazione del piano di rientro, fissato al 15 marzo - e già prorogato - è però sostanzialmente scaduto. Ragion per cui il Tribunale ha dichiarato estinto il procedimento di concordato preventivo, «per rinuncia della stessa società», riporta la visura pubblica.

Una scelta che fa decadere le misure protettive previste dalla procedura e consente ai creditori di rivalersi sull’azienda. «O la società ha trovato risorse finanziarie immediate oppure questa decisione rischia di accelerare la corsa verso il fallimento», spiega il consigliere comunale Giuseppe Catizone (Lega), che ha sollevato il caso. Gli scenari sarebbero a dir poco di estrema incertezza. «Se da un lato la procedura è estinta, dall’altro decadono tutte le misure che tutelavano il patrimonio dell’azienda dai creditori», continua il consigliere. Il timore riguarda soprattutto la tenuta dei cantieri e le garanzie per lavoratori e subappaltatori. «È indispensabile che gli enti competenti, a partire da Infra.To (appaltante pubblica, ndr) chiariscano se esistono rassicurazioni concrete sulla solidità finanziaria dell’appaltatore o se si rischia un blocco delle attività», aggiunge Catizone.

Da qui diversi scenari. Se Ici avesse i soldi per ripartire, l’appalto potrebbe essere “salvato” e il ritardo limitarsi a un anno e mezzo o due. In caso contrario, però, gli scenari diventerebbero più pesanti e i tempi si allungherebbero fino a quattro anni. Altrimenti, tre le ipotesi: lo scorrimento al successivo in graduatoria — eventualità ritenuta poco probabile, visto che difficilmente qualcuno accetterebbe di subentrare ai prezzi del 2019 —; una nuova gara, come avvenuto per la tratta Lingotto-Bengasi metro extension, conclusa poi con circa sei anni di ritardo; oppure il subentro di alcuni subappaltatori, come Transmar o Sinelec del gruppo Gavio, agli stessi prezzi o con piccoli adeguamenti.

Il rebus è ancora da risolvere. E mentre già in alcuni punti della città sorgono i cantieri preliminari della Metro 2 (con target 2033), per fare un po’ di chiarezza sulla Linea 1, occorrerà attendere ancora.

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