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La politica
17 Marzo 2026 - 07:57
«Torino non deve inseguire modelli: vogliamo che sia un esempio per le altre città». Quando il sindaco Stefano Lo Russo, prende la parola nella discussione sul nuovo piano regolatore di Torino, il tono è quello delle occasioni importanti. E anche l’umore è diverso dal solito: il sindaco, di norma piuttosto misurato, appare insolitamente soddisfatto. Tanto da concedersi perfino qualche battuta con i consiglieri di opposizione nella buvette di Palazzo Civico. Sarà “l’eredità Lo Russo”, il documento che dopo oltre trent’anni da quello adottato nel 1995 dovrà tracciare la nuova «visione di città fatta di norme, incentivi e disincentivi», guidando le trasformazioni urbane dei prossimi decenni. E che il sindaco incassa oggi anche grazie alla mano tesa dallo “sponsor Lega” in Consiglio regionale del Piemonte (il consigliere Fabrizio Ricca, autore dell’emendamento al Cresci Piemonte che dimezza i tempi di approvazione del Prg). La prima firma è quella dell’assessore all'Urbanistica Paolo Mazzoleni, che lo presenta come qualcosa di più di un documento tecnico: «Stiamo proponendo un’idea di città», con tre direttrici dichiarate: innovazione, welfare ed ecosistema. L’obiettivo, nelle intenzioni della giunta, è guidare le trasformazioni urbane puntando sulla rigenerazione dell’esistente e limitando il consumo di suolo. Nel suo intervento Lo Russo rivendica anche la dimensione istituzionale del percorso e ringrazia il Consiglio regionale del Piemonte - vedi Cirio - per aver accolto alcune richieste della città e “capito” le esigenze della città.
“Poeta” urbanistico
Ma la seduta, al di là delle dichiarazioni di intenti, si fa presto “creativa”. Una lunga lista di interventi, dichiarazioni politiche e qualche scambio più pepato del solito tengono banco. E per una volta è la maggioranza a resistere, e l’opposizione a dimostrarsi un po’ confusa. La Lega sceglie un profilo prudente. Ricca ed Elena Maccanti, tronfi del risultato politico ottenuto in Regione, non partecipano al voto. Ben più tranchant Fratelli d'Italia. Il consigliere Ferrante De Benedictis motiva il voto contrario con il rischio «deindustrializzazione» e appone al già corposo documento 5 emendamenti. Mazzoleni un «poeta dell’urbanistica», aggiunge poi, riservando una stoccata agli alleati del Carroccio, nel frattempo fuori dalla Sala Rossa: «Forse meglio che siano andati via: alla fine avrebbero votato a favore. Almeno questa figuraccia ce la siamo risparmiata», insinua. Al voto contrario si accoda anche Forza Italia, con Domenico Garcea che critica un piano «che non incontra i bisogni delle periferie». Le critiche più dure arrivano però da Movimento 5 Stelle e Torino Bellissima. Il capogruppo pentastellato Andrea Russi accusa il documento di non affrontare i nodi reali della città – lavoro, casa, crisi sociale – e di guardare con troppa disinvoltura al cosiddetto “modello Milano”. Mentre Paolo Damilano, leader di Torino Bellissima, passa, sniffa odore di sudore, e se ne va. Non partecipa al voto e lascia ai "suoi" il lavoro sporco: «Tardivo e, allo stesso tempo, frettoloso», la posizione del vicecapogruppo Pierlucio Firrao. Nonostante i toni, però, né i Cinque Stelle - forse in attesa di un da farsi sul campo largo delle Amministrative - né Torino Bellissima, scelgono di votare contro.
"Non sembrano emergere forme di agevolazione specifica per gli interventi di demolizione e ricostruzione, né sotto il profilo urbanistico né sotto quello della fiscalità legata agli oneri di urbanizzazione e ai costi di costruzione. Questo aspetto appare poco coerente con l’impianto delle politiche nazionali e regionali", aggiunge invece la capogruppo FI Federica Scanderebech, mentre il consigliere in quota Lega Giuseppe Catizone solleva ancora una volta i timori dei costruttori: "Gli standard nuovi determineranno un aumento di costi dal15% al 20%, per questo occorrerebbe prevedere delle misure compensatorie almeno equivalenti", avverte.
Alla fine, però, dopo circa 6 ore, arriva il via libera al progetto preliminare del piano, per la soddisfazione della giunta e del capogruppo Pd Claudio Cerrato che, con una colorita metafora che arriva a paragonare il documento a una lunga gara ciclistica, lo definisce piano «della rigenerazione». Obiettivo dichiarato ora è arrivare all’approvazione definitiva entro un anno. E se davvero dovrà essere, come dice Lo Russo, un modello per altre città, prima dovrà convincere almeno la Sala Rossa.
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