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Il Giandujotto accelera verso l’Europa: dopo anni di attesa, l’Igp è sempre più vicina

Superate le opposizioni, il celebre cioccolatino piemontese entra nella fase decisiva per la tutela europea

Il Giandujotto accelera verso l’Europa: dopo anni di attesa, l’Igp è sempre più vicina

Non è ancora il traguardo finale, ma si sono fatti grandi passi avanti. Il Giandujotto di Torino entra nella fase decisiva del suo percorso verso il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta (Igp): il Ministero dell’Agricoltura ha dato il via libera alla trasmissione del dossier a Bruxelles, segnando di fatto la chiusura della fase nazionale. Un passaggio tutt’altro che scontato, arrivato dopo anni di confronti e rallentamenti. La decisione del Ministero conferma infatti che i problemi emersi nei mesi scorsi sono state superate, aprendo la strada alla valutazione da parte della Commissione europea.

Dietro questo risultato c’è un percorso iniziato quasi dieci anni fa, quando nel 2017 il Comitato Giandujotto di Torino Igp - guidato dal maître chocolatier Guido Castagna - ha avviato l’iter per ottenere la tutela europea. Ma le riserve avanzate da Lindt & Sprüngli, legate in particolare all’utilizzo della denominazione, hanno rallentato il processo per anni. Solo nel 2024 si è arrivati a un punto di equilibrio. Il compromesso raggiunto ha previsto, tra le altre cose, l’introduzione di periodi transitori fino a 15 anni per alcune aziende già presenti sul mercato, consentendo loro di adeguarsi in modo graduale alle nuove regole. Con la chiusura della fase italiana, la pratica passa ora all’esame della Unione europea. Sarà la Commissione a verificare la solidità del disciplinare e l’assenza di conflitti a livello comunitario. I tempi stimati oscillano tra i sei e i dodici mesi.

La candidatura è in linea con il disciplinare di produzione, che fissa criteri precisi per garantire autenticità e qualità. Non si tratta solo di forma e peso - il classico prisma triangolare ispirato alla maschera Gianduja - ma soprattutto di ingredienti e lavorazione. L'elemento centrale è la nocciola Piemonte Igp, che dovrà rappresentare una quota significativa dell’impasto, affiancata da cacao e zucchero. Escluso invece il latte in polvere, in linea con la ricetta storica ottocentesca. Anche la produzione resta vincolata al territorio piemontese.

Il riconoscimento Igp non è solo una questione formale. Come ha sottolineato in passato il ministro Francesco Lollobrigida, il giandujotto rappresenta «un’espressione di identità e tradizione», destinata a rafforzarsi ulteriormente grazie alla tutela europea. Sulla stessa linea il presidente della Regione, Alberto Cirio, che ha evidenziato come la valorizzazione delle eccellenze locali sia un elemento chiave per la competitività internazionale.

Se l’iter si concluderà positivamente, il Giandujotto di Torino non sarà solo una nuova Igp. Diventerà anche un caso unico: la prima indicazione geografica europea a contenere come ingrediente principale un’altra Igp, creando quella che gli addetti ai lavori definiscono già una “Igp al quadrato”.

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