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L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA
11 Giugno 2023 - 11:00
Michela Favaro, vicesindaca, tra le sue deleghe ha quella delle politiche per le famiglie
Culle sempre più vuote e famiglie sempre più in difficoltà in una città che da anni sta perdendo abitanti. Torino può invertire una tendenza - comune anche nel resto d’Italia - che ci accompagna ormai da tempo? La vicesindaca Michela Favaro, tra le sue deleghe, ha quella alle “politiche per le famiglie”, una novità per una giunta comunale a Torino. Ecco la sua strategia per far diventare la nostra città più “a misura di bambino”.
Ci spiega l’importanza della sua delega?
«Quando mi sono insediata ci siamo accorti che i servizi per le famiglie torinesi offerti dal Comune erano ancora troppo “a macchia di leopardo” e per lo più rivolti ai nuclei fragili. Mancava però una visione su tutte quante le famiglie, non solo quelle bisognose. Da lì è nata l’idea di istituire questa particolare delega».
E qual è il suo compito?
«Con il mio assessorato abbiamo fatto una mappatura di tutti i servizi del Comune di Torino. Adesso siamo nella fase intermedia: in pratica, vogliamo capire dove il Comune è carente nei servizi alle famiglie, e correggere i punti deboli».
I dati delle nascite sono inquietanti. Abbiamo le culle vuote: -30% rispetto a 15 anni fa. Cosa può fare il Comune?
«L’unica soluzione è quella di diventare una città “family friendly”, cioè a misura delle famiglie e dei bambini. Come detto, i servizi ci sono, ma manca una visione d’insieme di quanto offerto alle famiglie. Dobbiamo fare in modo che una mamma e un papà che scelgono di vivere nella nostra città possano essere assistiti nel modo più semplice possibile».
Cosa manca oggi a Torino per diventare una città a misura di bambino?
«Penso ad esempio ai trasporti pubblici: se oggi una mamma sale sul pullman con due figli piccoli, i biglietti da pagare sono tre. Se invece ci fosse una ticket fatto apposta per la famiglia, sarebbe meglio, anche dal punto di vista economico».

Quindi a Torino vedremo i “ticket per famiglie” sui mezzi pubblici? E quando?
«E’ un’ipotesi a cui lavoriamo, ma molto dipende dalle risorse. Abbiamo un gruppo di lavoro inter-assessorile per affrontare proprio questi aspetti. Dobbiamo ovviamente parlarne con Gtt. Ma non ci sono solo i trasporti pubblici. Stiamo pensando a delle soluzioni che agevolino le famiglie anche per quanto riguarda ad esempio le piscine o i musei. Il nostro obiettivo è di ottenere la certificazione di “Comune amico della famiglia”».
Che cos’è questa certificazione?
«Si ottiene entrando in un network ideato dalla provincia di Trento che raduna oltre cento realtà che promuovono politiche per il benessere familiare. Torino ne fa parte ed è la prima grande città metropolitana italiana presente in questa rete».
La città-modello da seguire qual è?
«Trento e in generale i comuni del Nord-Est sono più avanti di noi da questo punto di vista».
Oltre ai trasporti, altre soluzioni per aiutare le famiglie?
«Oggi i mercati sono aperti solo al mattino. Perché non tenerli aperti anche al pomeriggio? Lo stesso vale per l’anagrafe. Abbiamo sperimentato l’apertura al sabato, ma possiamo anche testare l’apertura pomeridiana delle sedi anagrafiche».
Cosa fa il Comune per aiutare le donne in gravidanza?
«Vogliamo creare dei luoghi dove le donne in dolce attesa possano incontrarsi e confrontarsi durante il complesso percorso della gravidanza. E’ importante anche e soprattutto per le donne straniere, che hanno in più la difficoltà di non parlare bene la nostra lingua. E poi i parcheggi, gli stalli rosa».

Volete aumentare i parcheggi per le donne in gravidanza?
«Anzitutto dobbiamo vigilare di più affinché ci sia il corretto utilizzo di questi parcheggi, che non devono essere occupati da chi non ne ha titolo. Questo è già un punto di partenza. Sul fatto di aumentarne il numero, dobbiamo rifletterci».
Quando pensa a una famiglia che vive nella nostra città, cosa la preoccupa?
«Il fatto che ancora oggi qualcuno pensi che avere un figlio, per una donna, significhi compromettere una carriera o addirittura smettere di lavorare. Non è così e noi stiamo lavorando per evitare questo tipo di situazioni».
E la fine del reddito di cittadinanza, questo la preoccupa? In Piemonte il 60% dei percettori lo perderà. Teme tensioni sociali?
«Confido di no. Tuttavia la fine del reddito di cittadinanza sarà certamente un problema, dovremo essere bravi a prevedere una serie di interventi per aiutare i più fragili. Anche se non è facile, per i problemi di bilancio che tutti conosciamo».
Con tutte queste difficoltà, consiglierebbe sempre a una donna di avere un figlio?
«Assolutamente sì. I figli sono una delle più grandi gioie della vita. Sta a noi far sì che le donne e le famiglie in generale possano vivere in una città migliore».
Un mese fa lei ha annunciato la rivoluzione dello smart-working per i dipendenti del Comune. Addio all’ufficio e creazione di spazi nelle varie circoscrizioni. A che punto siete?
«Dobbiamo parlarne coi sindacati e iniziare la discussione sul contratto integrativo. Ma ad oggi i numeri di chi ha aderito sono ancora bassi, 2mila dipendenti su 7mila. Ma per l’anno prossimo riusciremo a partire in maniera sperimentale».
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