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Il colloquio
09 Agosto 2025 - 09:00
Emma Avezzù
Passano gli anni e anche la violenza cambia con il tempo. Soprattutto quella a opera dei minori: «negli ultimi due anni c’è un fenomeno, direi nazionale, che vede lame e coltelli in mano a giovanissimi sotto i 18 anni». A parlare è Emma Avezzù, dal 2019 alla guida della Procura dei minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta «lo scorso anno abbiamo avuto 9 tentati omicidi e un omicidio riuscito. I mezzi, appunto come le armi bianche, sono diventati più violenti, e le modalità dei reati più aggressive». Ma delinquenti non si nasce «Dietro c’è, spesso e quasi sempre, una situazione di disagio che parte dai genitori e delle famiglie, nuclei che spesso non sono attenzionati o sostenuti come dovrebbero. Un esempio negativo è impattante sui ragazzi e sulle ragazze, cominciano con reati piccoli».
Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, solo il 35% dei detenuti italiani è in carcere con una sentenza definitiva. Nei mesi estivi, quando la scuola chiude e le giornate si allungano, quel poco di struttura che regge la vita in carcere viene meno. Il risultato è un vuoto fatto di noia, caldo e tensione, che negli Istituti penali per minorenni (Ipm) si trasforma spesso in una miscela esplosiva.
Ne è stato esempio clamoroso quanto accaduto ad agosto 2024 al Ferrante Aporti di Torino. In un clima di sovraffollamento e caldo insopportabile, decine di giovani detenuti hanno inscenato una violenta protesta, incendiando locali, minacciando agenti e tentando l’evasione. A distanza di quasi un anno, sono arrivate le prime sentenze: il Tribunale per i minorenni ha condannato nove ragazzi – all’epoca tra i 15 e i 17 anni – per devastazione e saccheggio. Le pene complessive ammontano a 37 anni di carcere. Nel frattempo, l’estate 2025 all’interno dell’Ipm ha assunto un volto solo parzialmente diverso. Qualche attività in più, una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, ma le criticità di fondo restano: personale in difficoltà, poche alternative al tempo vuoto.
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