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27 Dicembre 2025 - 07:35
La Legge di Bilancio 2026 arriva alla conclusione dell’iter parlamentare con un impatto economico complessivo pari a 22,3 miliardi di euro. Di questa cifra, 7,9 miliardi sono destinati a tagli fiscali, mentre 14,4 miliardi finanziano nuove spese e rifinanziamenti. Il testo è ormai blindato e sarà approvato definitivamente alla Camera dei Deputati dopo il voto di fiducia, senza ulteriori modifiche.
Dopo 63 giorni di esame al Senato, il provvedimento è stato definito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti come una manovra prudente ma non stagnante. L’obiettivo è sostenere famiglie e imprese garantendo al tempo stesso la tenuta dei conti pubblici. Non sono previste forti spinte alla crescita: le stime del governo indicano un aumento del Pil dello 0,7% nel 2026, anche grazie all’ultimo ciclo di fondi del Pnrr.
Uno dei punti centrali è il rientro del deficit pubblico sotto la soglia del 3% già nel 2025, con un anno di anticipo. Questo permetterebbe all’Italia di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo e di non includere nel deficit parte della crescente spesa per la difesa, legata agli impegni assunti in ambito Nato.
Nel corso dell’esame parlamentare, soprattutto dopo gli ultimi emendamenti del governo, il valore della manovra è aumentato. L’impatto resta di 22 miliardi nel 2027, per poi ridursi a 20,6 miliardi nel 2028. Accanto alle misure strutturali, compaiono interventi che incidono sulla vita quotidiana, come la tassa di 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue fino a 150 euro di valore.
La misura fiscalmente più rilevante è la riduzione della seconda aliquota Irpef, che passa dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Questa scelta costa 2,9 miliardi nel 2026, salendo a circa 3 miliardi dal 2027. I benefici maggiori si concentrano sui redditi medio-alti, fino a 200.000 euro, oltre i quali entrano in gioco tagli alle detrazioni.
Incide in modo significativo anche la rottamazione delle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2023, che vale 1,5 miliardi. Più limitato l’effetto dello sconto fiscale sugli aumenti contrattuali per i redditi sotto i 28.000 euro, con un costo di 420 milioni.
La tassazione agevolata sui premi di risultato, ridotta all’1%, comporta un onere di 535 milioni, mentre l’imposta sostitutiva sul trattamento accessorio dei dipendenti pubblici vale 359 milioni.
Dal 2027 pesa anche la parziale sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile, con un costo di 1,2 miliardi.
Tra i capitoli più rilevanti spicca il rifinanziamento della sanità, pari a 2 miliardi di euro. Importanti anche le misure per le madri lavoratrici:
630 milioni per integrare il reddito delle donne con due o più figli;
225 milioni per l’esonero contributivo.
Viene inoltre modificato il calcolo dell’Isee, escludendo la prima casa fino a 200.000 euro nelle grandi città (466 milioni). Rifinanziata la social card (500 milioni) e rafforzato l’Assegno di Inclusione, eliminando il mese di sospensione iniziale (440 milioni).
Nel 2026 le imprese ricevono 2,3 miliardi legati al credito d’imposta per la Zes Unica. Il superammortamento avrà effetti successivi: 541 milioni nel 2027 e 1 miliardo nel 2028.
Sono previsti anche fondi per i macchinari industriali (Nuova Sabatini), per il turismo e per il rinvio di plastic tax e sugar tax, che vale 385 milioni nel primo anno.
Le coperture arrivano anche da tagli ai ministeri per 2 miliardi, con possibilità di rimodulare le spese. Un contributo rilevante è richiesto a banche e assicurazioni, colpite da un aumento dell’Irap pari a 1,2-1,3 miliardi.
Anche i cittadini sono coinvolti: aumentano le accise sui carburanti (552 milioni) e le imposte sui tabacchi (213 milioni). Più contenuto l’effetto della stretta sugli affitti brevi, che produrrà 138 milioni, ma solo dal 2027.
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