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IL NUOVO DECRETO SICUREZZA
05 Febbraio 2026 - 20:58
Il decreto Sicurezza approvato in Consiglio dei ministri porta con sé novità destinata a cambiare il volto delle manifestazioni pubbliche: la possibilità di fermare preventivamente chi partecipa ai cortei, ma solo sulla base di indizi concreti e verificabili. Non più sospetti generici o timori di disordine: gli agenti potranno trattenere fino a 12 ore chi risulti in possesso di armi, strumenti atti a offendere, caschi o altri oggetti che rendano difficile il riconoscimento, o chi abbia precedenti per reati commessi in manifestazioni pubbliche negli ultimi cinque anni.
Secondo l’articolo 7 del decreto, i fermi dovranno avvenire nel rispetto della legalità e del principio di proporzionalità: il pubblico ministero dovrà essere informato immediatamente e potrà ordinare il rilascio se le condizioni per la misura non sussistono. Una stretta che sostituisce le ipotesi iniziali, più generiche, che prevedevano fino a 24 ore di fermo (Salvini aveva anche citato 48 ore). Non solo fermi: il decreto introduce anche un vero e proprio Daspo urbano. Chi ha condanne per reati gravi come terrorismo, devastazione, saccheggio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, attentati alla sicurezza dei trasporti, strage, incendio doloso o omicidio, potrà essere escluso dalle manifestazioni per periodi da uno a tre anni, o fino a 10 anni se la pena è superiore.
Il questore potrà inoltre prescrivere al soggetto obblighi di presenza negli uffici di polizia durante i cortei, compatibilmente con esigenze di lavoro, salute e mobilità.
L’obiettivo dichiarato dal governo è duplice: prevenire episodi di violenza e tutelare il regolare svolgimento dei cortei, bilanciando sicurezza e libertà di manifestazione.
Ora a finire sotto i riflettori è Milano, dove le manifestazioni annunciate per sabato prossimo nei pressi del Villaggio olimpico dal mondo antagonista saranno il primo banco di prova del nuovo decreto sicurezza.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di una strategia della galassia anarco-antagonista «che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni», richiamando dinamiche «squadristiche e terroristiche» già osservate in passato. Chi ha preso parte agli scontri torinesi, tra cui i rappresentanti del centro sociale Askatasuna, respinge ogni paragone con gli anni di piombo, sottolineando che «se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si incazza». Secondo gli attivisti, il governo agirebbe «sul terreno dell’ordine e del manganello», e il rischio di nuove tensioni rimane alto.
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