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IL NUOVO DECRETO SICUREZZA

I fermi da 12 ore e il daspo urbano: ecco cosa cambia

E intanto, l'inchiesta su Askatasuna si allarga...

I fermi da 12 ore e il daspo urbano: ecco cosa cambia

Il decreto Sicurezza approvato in Consiglio dei ministri porta con sé novità destinata a cambiare il volto delle manifestazioni pubbliche: la possibilità di fermare preventivamente chi partecipa ai cortei, ma solo sulla base di indizi concreti e verificabili. Non più sospetti generici o timori di disordine: gli agenti potranno trattenere fino a 12 ore chi risulti in possesso di armi, strumenti atti a offendere, caschi o altri oggetti che rendano difficile il riconoscimento, o chi abbia precedenti per reati commessi in manifestazioni pubbliche negli ultimi cinque anni.

Secondo l’articolo 7 del decreto, i fermi dovranno avvenire nel rispetto della legalità e del principio di proporzionalità: il pubblico ministero dovrà essere informato immediatamente e potrà ordinare il rilascio se le condizioni per la misura non sussistono. Una stretta che sostituisce le ipotesi iniziali, più generiche, che prevedevano fino a 24 ore di fermo (Salvini aveva anche citato 48 ore). Non solo fermi: il decreto introduce anche un vero e proprio Daspo urbano. Chi ha condanne per reati gravi come terrorismo, devastazione, saccheggio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, attentati alla sicurezza dei trasporti, strage, incendio doloso o omicidio, potrà essere escluso dalle manifestazioni per periodi da uno a tre anni, o fino a 10 anni se la pena è superiore.

Il questore potrà inoltre prescrivere al soggetto obblighi di presenza negli uffici di polizia durante i cortei, compatibilmente con esigenze di lavoro, salute e mobilità.
L’obiettivo dichiarato dal governo è duplice: prevenire episodi di violenza e tutelare il regolare svolgimento dei cortei, bilanciando sicurezza e libertà di manifestazione.
Ora a finire sotto i riflettori è Milano, dove le manifestazioni annunciate per sabato prossimo nei pressi del Villaggio olimpico dal mondo antagonista saranno il primo banco di prova del nuovo decreto sicurezza.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di una strategia della galassia anarco-antagonista «che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni», richiamando dinamiche «squadristiche e terroristiche» già osservate in passato. Chi ha preso parte agli scontri torinesi, tra cui i rappresentanti del centro sociale Askatasuna, respinge ogni paragone con gli anni di piombo, sottolineando che «se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si incazza». Secondo gli attivisti, il governo agirebbe «sul terreno dell’ordine e del manganello», e il rischio di nuove tensioni rimane alto.


Il sabato nero di Torino: ora le indagini continuano
A Torino, dopo gli scontri del 31 gennaio legati alla manifestazione Askatasuna, le indagini proseguono a ritmo serrato. La polizia sta analizzando una quantità enorme di filmati: dalle telecamere di sorveglianza e dei media tradizionali, fino ai video condivisi sui social dai partecipanti. Sul piano giudiziario, le difese si muovono rapidamente. L’avvocato Stefano Coppo, che insieme a Elisa Costanzo assiste Matteo Campaner, ha annunciato il deposito del Riesame. Campaner, 35 anni, indagato per resistenza a pubblico ufficiale, resta sottoposto a obbligo di firma quotidiano. Fonti attendibili parlano di una serie di immagini e video che potrebbero essere presentati dai legali del 35enne, frammenti fotografici e filmati che lo scagionerebbero dalle accuse. La decisione della gip, Irene Giani, di scarcerare sia Campaner che gli altri due arrestati (Desideri, oggi con obbligo di firma, e Simionato, ai domiciliari) ha acceso una polemica che non accenna a spegnersi, per ora. Soprattutto per quanto riguarda l’accusa al 22enne di Grosseto, che nel video virale dove si vede picchiare il poliziotto, compare vestito di rosso vicino alle stesse persone che hanno preso a botte e martellate l’agente.


«Credo nell’indipendenza e nell’autonomia della magistratura», ma «se la legge consente che una persona che ha preso a martellate un poliziotto il giorno dopo torni ai domiciliari vuol dire che le norme sono inadeguate» ha affermato Carlo Nordio, ministro della Giustizia.

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