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Economia
09 Febbraio 2026 - 10:20
I pagamenti elettronici stanno diventando una componente sempre più centrale nella vita quotidiana di imprese e consumatori. Dai negozi di quartiere alle strutture turistiche, fino ai servizi alla persona, l’Italia accelera verso un modello di transazione digitale sempre più diffuso.
Secondo le analisi Confesercenti basate su dati ufficiali, nel corso dell’ultimo anno il numero di terminali Pos attivi ha raggiunto quota 3,87 milioni, segnando un incremento rispetto ai 3,75 milioni del 2024. Se si guarda al confronto con il 2018, l’aumento è ancora più evidente: oltre 660mila Pos in più, pari a una crescita complessiva del 21%.
Nel panorama europeo, l’Italia si posiziona tra le nazioni più avanzate sul fronte dei pagamenti elettronici. Nello stesso periodo analizzato, i Pos attivi risultano infatti poco sopra i 3,2 milioni in Francia e circa 1,5 milioni in Germania.
Parallelamente cresce anche il valore delle transazioni digitali nei punti vendita fisici. Nel 2025, tra commercio, ristorazione, turismo e servizi, i pagamenti elettronici avrebbero raggiunto un volume complessivo di circa 376 miliardi di euro, confermando una tendenza strutturale ormai consolidata.
A commentare i dati è il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, che sottolinea come sia ormai superata l’idea di un sistema produttivo ostile ai pagamenti digitali.
Secondo Gronchi, le imprese non contrappongono contante e strumenti elettronici, ma li utilizzano in modo complementare per offrire maggiore libertà di scelta ai clienti.
Resta però aperto un nodo critico: i costi delle transazioni, che incidono soprattutto sulle microspese, ancora molto frequenti nella quotidianità di bar, tabaccherie ed esercizi di prossimità.
Per rispondere alle nuove abitudini dei consumatori, i punti vendita hanno ampliato la gamma di strumenti accettati. Oltre a contanti e carte, trovano sempre più spazio soluzioni digitali evolute e formule di pagamento rateale come il Buy Now Pay Later.
Attualmente, si stima che tra 40 e 50 mila esercizi commerciali in Italia offrano questa modalità. Sul fronte della sicurezza, le frodi restano contenute e si concentrano soprattutto sulle operazioni a distanza, mentre i pagamenti effettuati tramite Pos fisico risultano molto meno esposti.
Uno dei punti più delicati riguarda la sostenibilità economica per gli esercenti. Le transazioni elettroniche possono costare fino al 22% in più rispetto al contante, una differenza che pesa in modo significativo sulle vendite di piccolo importo, che rappresentano una quota rilevante del fatturato quotidiano di molte attività.
A questi si aggiungono i costi accessori, come canoni, commissioni e spese per l’hardware. Per un’attività con circa 300mila euro di transazioni annue, l’uso della moneta elettronica può comportare una spesa compresa tra 5.000 e 6.000 euro all’anno.
Secondo Confesercenti, la transizione digitale è ormai irreversibile, ma deve essere accompagnata da regole chiare, costi trasparenti e condizioni sostenibili lungo tutta la filiera. Questo aspetto diventa ancora più cruciale mentre l’Europa accelera verso l’introduzione dell’euro digitale.
L’obiettivo, sottolinea Gronchi, deve essere quello di semplificare la vita di cittadini e imprese, evitando che l’innovazione si traduca in un aggravio economico per chi garantisce ogni giorno servizi essenziali sul territorio.
Un ulteriore elemento di attenzione arriva dalla Banca d’Italia, che nel suo ultimo rapporto semestrale evidenzia come e-commerce e pagamenti digitali extra-Ue presentino un livello di rischio più elevato rispetto ai pagamenti effettuati nei negozi fisici.
Le operazioni a distanza risultano infatti più esposte alle frodi rispetto a quelle effettuate tramite Pos. Per le carte di pagamento, il tasso di frode in valore è in calo, mentre per la moneta elettronica si registra un lieve aumento nelle transazioni online, con stabilità invece nei pagamenti fisici.
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