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Il caso
11 Febbraio 2026 - 08:30
Sono passati nove anni dalla devastante valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’Hotel Rigopiano, causando la morte di 29 persone tra ospiti e dipendenti. Oggi, 11 febbraio 2026, è una data cruciale: è attesa la sentenza dell’appello bis.
Tuttavia, non sarà con ogni probabilità la conclusione definitiva di un percorso giudiziario lungo e complesso. Qualunque sia l’esito, la vicenda è destinata a tornare davanti alla Corte di Cassazione, che avrà l’ultima parola.
Il giudizio bis si è celebrato a Perugia, dopo che la Cassazione ha disposto un nuovo esame per dieci imputati. Al centro del procedimento vi sono le possibili responsabilità della Regione Abruzzo e dei suoi dirigenti, in particolare per la mancata attuazione della Carta di Localizzazione del Pericolo Valanghe, prevista fin dagli anni ’90 ma mai concretamente realizzata.
Secondo il comitato dei familiari delle vittime, nel corso del processo non sarebbero emersi elementi inediti rispetto al primo grado celebrato a Pescara. Tuttavia, la Procura avrebbe descritto con parole severe un contesto fatto di inerzia, ritardi, mancanza di pianificazione e rimpallo di responsabilità, delineando il clima che avrebbe preceduto la tragedia.
A poche ore dal verdetto, tra i familiari prevale un sentimento di amarezza: le presunte responsabilità politiche di alto livello, sostengono, non sarebbero mai state realmente affrontate nelle aule giudiziarie.
Uno degli aspetti più delicati riguarda la prescrizione dei reati. Nel procedimento attuale resta in piedi soltanto l’accusa di disastro colposo.
Per quattro imputati – tra cui l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta – i reati di omicidio colposo e lesioni rischiano infatti di estinguersi per decorrenza dei termini.
Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha ipotizzato la possibilità di ricalcolare i termini della prescrizione facendo riferimento a quelli previsti per i reati dolosi, soluzione che richiederebbe però un passaggio davanti alla Corte costituzionale per valutare un eventuale problema di legittimità.
L’avvocata di parte civile Wania Della Vigna ha espresso la speranza che la Corte pronunci una sentenza equa, in linea con quanto indicato dalla Cassazione, soprattutto per quanto riguarda le omissioni e le inerzie attribuite ai funzionari regionali.
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