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12 Febbraio 2026 - 08:40
La storica casa editrice Hoepli, fondata a Milano nel 1870, attraversa una delle fasi più difficili della sua lunga storia. L’azienda è stata infatti avviata verso la liquidazione volontaria, mentre circa 100 dipendenti sono stati posti in cassa integrazione a zero ore per un periodo iniziale di tredici settimane. Una decisione che rappresenta solo il primo passo di un possibile smantellamento della società.
Entro la fine di febbraio è prevista un’assemblea straordinaria degli azionisti che potrebbe sancire ufficialmente la fine della gestione ordinaria. Se approvata, la liquidazione aprirebbe la strada alla vendita separata degli asset aziendali, mettendo a rischio non solo i posti di lavoro ma anche uno dei cataloghi tecnico-scientifici più importanti in Italia.
Alla base della crisi non vi sarebbero soltanto motivazioni economiche, ma soprattutto una profonda spaccatura familiare. La proprietà è divisa tra due rami della famiglia fondatrice:
Ulrico Carlo Hoepli e i suoi tre figli, che detengono il 75% del capitale;
i fratelli Nava, figli di Bianca Hoepli, titolari del restante 25%.
Le tensioni tra le parti, sfociate anche in cause civili e penali, avrebbero bloccato ogni tentativo di rilancio o cessione condivisa dell’azienda.
Già nei primi mesi del 2025 il Gruppo Mondadori aveva manifestato interesse per acquisire sia la casa editrice sia la storica libreria di via Hoepli. Tuttavia, l’opposizione dei soci di minoranza ha fatto saltare l’operazione: il gruppo di Segrate non avrebbe voluto assumere una gestione con soci in conflitto tra loro.
Anche il Gruppo Feltrinelli si sarebbe ritirato dalle trattative per l’acquisto della libreria, scoraggiato dall’assenza di un piano industriale condiviso.
Nonostante la crisi, Hoepli conserva asset di grande valore strategico. In particolare, il settore della editoria scolastica, con una quota di mercato vicina al 5%, rappresenta il principale punto di interesse per eventuali acquirenti. Proprio su questo segmento Mondadori avrebbe recentemente rinnovato l’attenzione, limitandola però ai cataloghi e ai libri di testo.
Se l’operazione andasse in porto sotto la supervisione di un liquidatore, Mondadori potrebbe avvicinarsi alla leadership di Zanichelli nel comparto scolastico.
Rimane invece incerto il destino dello storico palazzo di via Hoepli, progettato nel dopoguerra da Figini e Pollini, che ospita uffici e libreria ed è di proprietà del ramo di maggioranza della famiglia. Secondo diversi osservatori, il valore immobiliare dell’edificio potrebbe rappresentare la vera posta in gioco, più che il futuro editoriale del marchio.
Il prossimo 25 febbraio sarà una data chiave: il consiglio di amministrazione dovrà decidere se procedere formalmente verso la liquidazione. In gioco non ci sono soltanto i posti di lavoro, ma anche la tutela di un patrimonio culturale che da oltre un secolo e mezzo rappresenta un punto di riferimento per Milano e per l’editoria italiana.
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