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Il Borghese
06 Gennaio 2026 - 05:50
In fuga dalla medicina. E non è solo colpa dei misteriosi test di accesso, oppure dei semestri filtro, qui si tratta dei laureati che neppure le borse di studio convincono a fare i medici di famiglia. A Torino, infatti, quelli che si sono presentati sono meno della metà delle borse di studio disponibili. In una città e in una regione che, invece, cercano disperatamente personale.
A denunciarlo è il segretario regionale della Fimmg, la federazione dei medici di medicina generale, Roberto Venesia: “Ci siamo battuti per aumentare i posti delle borse di studio di medicina generale e arrivare a 170. Ma nel nuovo triennio i borsisti effettivi sono stati appena 60”. Il motivo? Carichi crescenti di lavoro, burocrazia che frena la cura, prospettive confuse sul ruolo dei medici di famiglia nella nuova organizzazione territoriale.
Perché medicina generale non significa solo fare il "dottore della mutua": al momento in Piemonte si sta organizzando la rete dei cosiddetti "spoke" come le case di comunità, che rappresentano presidi di medicina sul territorio, evitando lunghi spostamenti o code nei poli ospedalieri.
In pratica, secondo la Fimmg, il legislatore ha pensato agli edifici, dimenticandosi della loro gestione. Quasi quattro anni dopo l’avvio dei progetti, resta il punto dolente: chi lavorerà nelle Case e negli Ospedali di Comunità? I medici di famiglia offrono disponibilità, mentre si studia addirittura la possibilità di usarli per coprire i turni del 118, ma a prezzo di sguarnire gli ambulatori, nonostante le alleanze territoriali fra professionisti.
Non c'è medico della mutua, infatti, che non sia ormai al limite della disponibilità. In città, perché nelle campagne o in montagna, la chiusura di un ambulatorio diventa una vera emergenza. La domanda è: cosa deve offrire, a questo punto, il sistema per aiutare i medici a svolgere il loro lavoro?
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