Cerca

Crisi bianconera

Juve irriconoscibile (e non solo per la maglia), un azionista a John Elkann: “Ora basta! Vendi la squadra"

La lettera aperta di Andrea Danubi, piccolo azionista, contro la proprietà fra scelte di mercato sbagliate, poco peso politico e "schizofrenia tecnica"

juventus, la lettera che accusa: “elkann, così non si può andare avanti”

Questa non è più la Juve che era. E non solo per questioni di maglia (inguardabile). Praticamente un dito puntato, una richiesta netta, un atto d'accusa su un club in cerca di rotta. Dopo l’umiliazione in Champions, in Turchia, e quella a domicilio contro il Como, nel mirino finisce la proprietà: John Elkann. A metterlo nero su bianco è una lettera aperta firmata da Andrea Danubi, piccolo azionista della Juventus, giunta in redazione con un messaggio tanto appassionato quanto tagliente: “Faccia un passo indietro. Per il bene di tutti”.



L’affondo dopo le nuove cadute
Il contesto è quello di una squadra che, a giudizio dell’autore, “galleggia nella mediocrità” da anni. I riferimenti sono precisi: l’ultimo trofeo mostrato “è l’unico nelle ultime 5 stagioni”, una fotografia allegata alla lettera (nello specifico, Danubi stesso vicino alla Coppa Italia, al JMuseum) che, nel lessico di Danubi, diventa il simbolo di un ciclo in affanno. Gli scossoni più recenti — la sconfitta in Turchia per 5-2 in Champions e il capitombolo casalingo di oggi 21 febbraio 2025 contro il Como — fanno da detonatore.



La lettera: accuse e richieste
Il destinatario è “il sig. Proprietario della Juventus”. Il bersaglio, inequivocabile: John Elkann. L’azionista contesta scelte “tecniche, societarie, strategiche”, e soprattutto una linea di condotta che, a suo dire, avrebbe smarrito ambizione e visione. La richiesta finale è drastica: cedere la Juventus “a imprenditori determinati, appassionati, che abbiano voglia di mettere energie e risorse nella società”.



Le scelte manageriali nel mirino
Nel passaggio più diretto, Danubi elenca “le recenti scelte sui manager” che uniscono in una sola lunga catena la società bianconera a Ferrari e Stellantis: “da Tavares a Vasseur, da Giuntoli a Comolli”. Un catalogo eterogeneo che, nelle intenzioni dell’autore, diventa emblema di una direzione confusa. Il messaggio è esplicito: “C’è bisogno di altro”.



Mercato, panchina e peso politico
Se la Juventus è per i suoi tifosi irriconoscibile - comprendendo anche la strana maglia a righe orizzontali sfoggiata oggi, per ragioni di marketing di Adidas - il fronte sportivo è descritto come incapace di incidere: secondo la lettera, la società “non riesce più a comprare giocatori determinanti”, i nuovi acquisti faticano a inserirsi o a tenere “un rendimento accettabile”, mancano “personalità” e aderenza “al nostro calcio”.

A questo si sommano, sempre nella ricostruzione di Danubi, “la schizofrenica girandola di tecnici, direttori sportivi” e un “peso politico inesistente, come gli arbitraggi dimostrano ampiamente”. Toni duri anche contro le istituzioni: l’autore parla di “processi farsa”, di “attacchi dei media” e cita “Rocchi e Ceferin” con parole forti, attribuendo loro un ruolo ostile. Si tratta di accuse nette, che riflettono il punto di vista dell’azionista. Riferimento certo al recente Inter-Juventus, con l'arbitraggio di La Penna contestato, ai limiti dell'aggressione fisica, dal board bianconero. E, a onor del vero, Elkann stesso ha sentito la necessità di intervenire telefonando al presidente Gravina.

Certo, poi ci si può porre una domanda: quella telefonata non avrebbe dovuto farla il presidente, ossia Gianluca Ferrero? Commercialista di fiducia degli Elkann come suo padre lo fu degli Agnelli, per inciso a processo - o in attesa di - assieme allo stesso Elkann per l'Eredità Agnelli.



Elkann, Exor e il paragone con la Ferrari
Il cuore del j’accuse riguarda dunque la proprietà. Danubi definisce Elkann un “mecenate d’industria” — pur ricordando “che sta dismettendo molti asset” — ma “perlomeno in ambito sportivo” lo dipinge con una metafora tagliente: non un “pescecane” della finanza, bensì “un tonno”. Il paragone con la Ferrari è insistito: per l’autore, il Cavallino “produce utili”, la Juventus no; e gli “aumenti di capitale di Exor” sono sì “doverosi”, ma servono solo a “riparare errori di gestione” e alimentare una “macchina costosa”. È una lettura severa, che mette in discussione il senso stesso del legame “storico” tra Famiglia e club, dove gli aumenti di capitale sono serviti a rintuzzare piuttosto la scalata dei big delle criptovalute Tether, oggetto di discussione all'ultima assemblea degli azionisti di cui vi avevamo parlato.



La richiesta finale: vendere la Juventus?
Il passaggio più politico è l’appello a rompere con il passato: il “trito discorso della squadra di Famiglia”, scrive Danubi, “non ha ormai senso”, complici “le vostre vicende ereditarie” esposte “agli occhi del mondo”. La conclusione è un ultimatum: “Prima che lo stadio si svuoti, prima che la situazione diventi irrespirabile, faccia un passo indietro”.



Il quadro più ampio: malessere e domande aperte
La lettera intercetta un sentimento diffuso in una parte della tifoseria: l’ansia di una grande piazza svalvolata tra risultati insufficienti, instabilità tecnica e sfiducia nella cabina di regia. È un’accusa densa di pathos, ma anche di domande inevitabili: la proprietà ritiene sostenibile l’attuale traiettoria? Qual è la visione sportiva, economica e politica per riportare la Juventus al livello che il suo nome evoca? In attesa di risposte ufficiali, resta la fotografia nitida di un cortocircuito: tra il peso della storia e l’urgenza del presente, tra identità e governance, tra progetto e risultati. E resta, soprattutto, la spinta a scegliere una direzione chiara, prima che il malumore diventi disaffezione.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.