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Il Borghese

Dal design del Tav alla "Fiat astigiana": così i cinesi (e non solo) fanno affari con il nostro indotto

Le due facce della medaglia della crisi dell'automotive per un settore che vale 49 miliardi e 160.000 lavoratori

Dal design del Tav alla "Fiat astigiana": così i cinesi (e non solo) fanno affari con il nostro indotto

Nel panorama dell’indotto automotive torinese c’è un caso che potrebbe fare scuola, ma nel senso opposto a quello che uno si immagina: il disimpegno di Stellantis, paradossalmente, le ha dato l’occasione per volare. Ma con proprietari cinesi.

È la Blue Engineering, fondata da ex dipendenti Fiat e con sede a Rivoli. Si occupa di design e progettazione, dai treni ad alta velocità (Torino-Lione compresa) alla guida autonoma.

La proprietà è divisa, per l’80%, fra i gruppi cinesi Genertec, CRRC e CMC. Una gestione che ha portato il fatturato da 8,5 a 24 milioni di euro e i dipendenti sono quasi raddoppiati. I cinesi, in pratica, hanno fatto fruttare quel patrimonio di competenze non solo tecniche che la crisi dell’auto italiana - o la politica di Stellantis - ha lasciato in secondo piano.

Una storia simile a quella della Sigit, torinesissima realtà di componenti per auto, dai sedili alle plance, con obiettivo ora aerospace, che il presidente Pierangelo Decisi ha “rivestito” di estero, con il 40% della società passato all’Oman Investment Authority. E il passaggio di Italdesign agli indo-americani di Ust, specialisti di software e AI e investimenti, conferma la tendenza: i gruppi stranieri comprano il Made in Italy e con quello cercano la penetrazione nel mercato europeo.

Il gruppo Cijan ha rilevato, anni fa, la cosiddetta “Fiat astigiana”, ossia la Way Assauto, produttrice di ammortizzatori e altri componenti per il gruppo torinese. Inizialmente i cinesi hanno smantellato quasi tutto e trasferito le linee in Cina, per alimentare quel mercato poi rapidamente esploso, come sappiamo. Cinque anni fa, hanno fatto il viaggio inverso, facendo della “consociata” un centro di ricerca e sviluppo alimentato dalle conoscenze del personale di settore.

Il rovescio della medaglia di un settore che la concorrenza cinese ha bastonato, dove sono attive 2.100 imprese per circa 160mila lavoratori. Uno studio della società PWC dice che il valore, in termini di ricavi, è di 49 miliardi di euro. Che per funzionare si avvale di produttori di sistemi, ossia chi fornisce in blocco le scocche o i motori/trasmissione o l’elettronica, ma con una ricca dotazione di produzione e progettazione di studi, piccole aziende che ora devono innovare, per arrivare sui nuovi mercati e valorizzare il proprio kow how. E non sempre, per queste, si accendono le lanterne cinesi.

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