Cerca

Curiosità

Carnevale di Ivrea: la storia della Battaglia delle Arance

Una battaglia unica al mondo tra storia medievale, leggende e un significato che va oltre la festa

Carnevale di Ivrea: la storia della Battaglia delle Arance

Tra i Carnevali italiani, quello di Ivrea occupa un posto davvero speciale. Non solo per la sua antichissima origine, che affonda le radici nel Medioevo, ma soprattutto per una tradizione unica al mondo: la celebre Battaglia delle Arance, un evento spettacolare che ogni anno trasforma le strade della città piemontese in un vero campo di battaglia a colpi di agrumi.

Durante i giorni clou della manifestazione, cittadini e figuranti si affrontano lanciandosi migliaia di arance dai carri e dai balconi. Il risultato è un’esplosione di colori, entusiasmo e, inevitabilmente, qualche livido: le arance non sono certo morbide. Non manca, però, la polemica, che ciclicamente riemerge: è giusto “sprecare” circa 600 tonnellate di arance ogni anno?

La risposta chiarisce molti dubbi. Gli agrumi utilizzati non sono destinati al consumo alimentare: si tratta di arance provenienti dalla Calabria, non idonee alla vendita o alla tavola. Inoltre, una volta terminata la battaglia, entrano in gioco i servizi ambientali cittadini che raccolgono i frutti e li trasformano in compost, un fertilizzante naturale riutilizzato in agricoltura. Nessuno spreco, dunque, ma un ciclo virtuoso che si chiude nel rispetto dell’ambiente.

La Battaglia delle Arance non è solo folklore: è soprattutto un potente simbolo di ribellione popolare. Rappresenta la resistenza dei cittadini contro le ingiustizie e i soprusi dei potenti, un tema centrale nella storia di Ivrea. Le sue origini risalgono a un’antica usanza medievale: un tempo, i feudatari concedevano al popolo, una volta l’anno, una misera cesta di fagioli. Un’elemosina che col tempo venne vissuta come un insulto e che portò le famiglie a lanciare quei fagioli fuori dalle finestre, in segno di disprezzo.

Quel gesto di protesta si è evoluto nei secoli: prima i fagioli, poi coriandoli e confetti, fino ad arrivare alle arance. Inizialmente venivano lanciate soprattutto dalle ragazze dai balconi, quasi come un gioco per attirare l’attenzione dei ragazzi sui carri. Col passare del tempo, però, l’usanza si è trasformata in una vera e propria battaglia organizzata, capace, oggi, di richiamare visitatori da tutta Italia.

Chi decide di assistere al Carnevale deve, però, fare attenzione: senza il tradizionale cappello rosso, si rischia di diventare un bersaglio involontario. Questo copricapo non è solo un segno distintivo, ma richiama una delle leggende più amate dagli eporediesi: quella della Mugnaia Violetta.

Secondo la tradizione, Violetta era una giovane e bellissima figlia di un mugnaio, nota per il suo lungo cappello rosso. Promessa a un potente signore locale, fu invitata una sera al palazzo del tiranno. Invece di piegarsi alla sua volontà, riuscì a farlo ubriacare e lo uccise, dando il via a una rivolta popolare contro i ricchi e i prepotenti della città. Un gesto estremo che, nella leggenda, incarna il coraggio di un popolo deciso a non subire più.

Ancora oggi, il Carnevale di Ivrea continua a raccontare questa storia di identità, memoria e libertà, dimostrando come una festa possa essere molto più di un semplice divertimento: può diventare il racconto vivo di una comunità e della sua voglia di non dimenticare il passato.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.