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La tragedia

Operato di adenoidi, Ale muore a 7 anni e la procura apre un’inchiesta

Il bambino era affetto da una grave e rara patologia. Lutto e dolore a Rivara, in provincia di Torino

Operato di adenoidi, Ale muore a 7 anni e la procura apre un’inchiesta

A Rivara da giorni le parole sembrano pesare più del solito. Nei bar, davanti alle scuole, sul sagrato della chiesa, si parla a voce bassa. La morte di un bambino di sette anni ha lasciato un segno profondo, difficile da rimarginare. Alessandro Cardì, per tutti semplicemente Ale, si è spento nella notte tra l’11 e il 12 febbraio. Una notizia arrivata come un fulmine, che ha trasformato una comunità intera in una famiglia in lutto. In un paese di poco più di tremila abitanti, la perdita di un bambino non è mai solo un fatto privato. È un dolore che si allarga, che entra nelle case, che tocca amici, compagni di scuola, insegnanti, volontari. Ale era conosciuto, amato, protetto da un affetto diffuso che oggi si è trasformato in incredulità e lacrime.

Una vita fragile
Ale era affetto fin dalla nascita da una grave patologia genetica rara (la Mcap, una forma di megalencefalia). Una condizione che aveva richiesto cure costanti, controlli, attenzioni quotidiane. La sua famiglia lo aveva accompagnato con dedizione in ogni passo, affrontando con coraggio le difficoltà. Nonostante la fragilità, chi lo conosceva racconta di un bambino capace di regalare sorrisi, di comunicare dolcezza con uno sguardo. Il 4 febbraio era stato sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione delle adenoidi all’ospedale Regina Margherita, centro pediatrico di riferimento regionale. Secondo quanto emerso, l’operazione si era svolta regolarmente e non erano stati segnalati problemi immediati nel decorso post-operatorio. Dopo alcuni giorni, il rientro a casa. Poi, improvvisamente, la tragedia. Nella notte l’aggravarsi delle condizioni, la chiamata al 118, la corsa contro il tempo. I soccorritori non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del piccolo Alessandro.

Aperta l’inchiesta
Proprio la vicinanza temporale tra l’intervento e la morte ha spinto la Procura della Repubblica di Ivrea ad aprire un fascicolo con carattere esclusivamente conoscitivo. A coordinare le attività investigative è il procuratore capo Gabriella Viglione. Non ci sono indagati né ipotesi di reato. Si tratta di un atto dovuto in casi come questo, necessario per verificare con rigore scientifico se possa esistere un nesso causale tra l’intervento chirurgico e il decesso oppure se si tratti di eventi indipendenti. L’autopsia è stata affidata a un collegio peritale composto da specialisti, compresi esperti della malattia genetica di cui soffriva il bambino. Gli accertamenti medico-legali dovranno ricostruire nel dettaglio la sequenza clinica, analizzare eventuali complicanze e fornire una risposta chiara alle domande che oggi restano sospese. Gli esiti saranno trasmessi ai magistrati per le valutazioni di competenza. Solo allora si potrà avere un quadro completo sotto il profilo scientifico.
Vicini alla famiglia
Nel frattempo la comunità si è stretta attorno ai genitori, Alfredo e Daniela, al fratello Francesco e ai nonni. Il sindaco Maurizio Giacoletto ha espresso il cordoglio dell’amministrazione comunale e la partecipazione al lutto, sottolineando come l’intero paese si senta colpito da questa perdita. Anche il parroco don Stefano ha voluto affidare alla fede il ricordo del piccolo durante un momento di preghiera condiviso: «Ale ora è diventato un angelo». Parole semplici, che hanno cercato di offrire conforto in un momento in cui ogni spiegazione sembra insufficiente. La camera ardente è stata allestita a Valperga, mentre i funerali si terranno nella chiesa parrocchiale di Rivara, dove amici, compagni di scuola e concittadini si ritroveranno per l’ultimo saluto.


I dubbi e l’attesa
Resta ora il tempo dell’attesa. Attesa degli esiti tecnici, attesa di risposte che possano aiutare a comprendere. È un percorso che richiederà settimane, forse mesi, e che si muove sul terreno delicato della medicina e della giustizia. Ma al di là delle verifiche, resta il vuoto. Ogni angolo del paese parla di Ale: i giochi lasciati, i ricordi condivisi, le fotografie che ora diventano memoria preziosa. In una realtà come Rivara, la scomparsa di un bambino non è soltanto una notizia di cronaca. È una ferita profonda, che attraversa generazioni e che chiede rispetto, silenzio e verità.E mentre la Procura prosegue nel suo lavoro, il paese continua a stringersi attorno a una famiglia che sta vivendo il dolore più grande. Con la speranza che la chiarezza dei fatti possa almeno restituire un frammento di pace a una comunità fragile e sola.

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