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Il caso
23 Gennaio 2026 - 07:40
C'è un ospite nelle nostre campagne che arriva da terre lontane, precisamente dal Sud America. Parente stretta del capibara e caratterizzata da un aspetto che molti definiscono quasi amichevole, la nutria è oggi il fulcro di una questione complessa che interessa la rete idrica, la viabilità e l'agricoltura, con una pressione particolare sulla Pianura Padana e la provincia di Cuneo.
La storia della nutria in Italia affonda le radici negli anni Venti, quando venne introdotta per scopi puramente economici: la produzione della pelliccia di "castorino". Inizialmente, gli allevamenti intensivi fiorirono, specialmente nelle regioni settentrionali, alimentando un business florido. Tuttavia, il declino arrivò con il mutare dei gusti della moda e la crescita di una diversa sensibilità etica.
Quando la domanda crollò, migliaia di capi divennero improvvisamente un peso per gli allevatori. La soluzione adottata, purtroppo priva di qualsiasi visione strategica, fu quella di liberare gli animali in natura. Grazie a una straordinaria capacità di adattamento, la nutria ha trasformato i nostri canali e le nostre rogge nel proprio habitat.
L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) non ha dubbi: la nutria è tra le 100 specie alloctone più invasive al mondo, e in Italia è ufficialmente classificata come "indesiderabile". Il problema principale non risiede nella sua alimentazione, ma nelle sue abitudini.
Scavando profonde gallerie e complessi sistemi di tane all'interno degli argini, la nutria ne compromette la stabilità strutturale. Questo porta a cedimenti improvvisi che possono rivelarsi fatali per i mezzi agricoli in transito e, in generale, aumentano drasticamente il rischio di esondazioni durante i periodi di piena. Dal punto di vista agricolo, i danni a colture di mais, patate e barbabietole sono ingenti. Secondo le stime di Coldiretti basate su ricerche dell'Università di Pavia, l'impatto economico complessivo in Italia sfiora i 20 milioni di euro ogni anno.
È importante sottolineare che, secondo il Ministero dell'Ambiente, la nutria non rappresenta un pericolo diretto per l'uomo. È un animale tendenzialmente schivo e vegetariano, con una scarsa rilevanza epidemiologica. Il rischio, dunque, non è di natura sanitaria ma infrastrutturale e ambientale, e coinvolge l'intero assetto idrogeologico di territori vasti, superando i confini delle singole aziende agricole.
Oggi, Regioni e Consorzi di bonifica sono impegnati in piani di contenimento necessari per limitare i danni. Tuttavia, il dibattito sui metodi rimane aperto. Molte amministrazioni puntano sulla riduzione numerica controllata ma realtà come l'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) suggeriscono soluzioni meno cruente, come l'installazione di reti anti-scavo lungo gli argini, il ripristino della vegetazione naturale per stabilizzare i terreni e progetti di sterilizzazione.
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