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IL LUTTO

È morto James Van Der Beek: ma il “Crying Dawson” resterà per sempre il meme più virale

Quattro secondi diventati leggenda: come nacque “Crying Dawson” e perché quelle lacrime non erano previste

È morto James Van Der Beek: ma il “Crying Dawson” resterà per sempre il meme più virale

La morte di James Van Der Beek, a 48 anni, riporta inevitabilmente alla scena che lo ha reso immortale nella cultura pop: Dawson che piange. Una GIF entrata nell’alfabeto emotivo dei social, usata per raccontare delusioni, drammi e sconfitte quotidiane.

Ma quella sequenza non era stata pensata per diventare un simbolo.

Il 24 maggio 2000 negli Stati Uniti andava in onda il finale della terza stagione di Dawson's Creek. L’episodio 23, “True Love” (in Italia noto come “Pacey o Dawson?”), è quello in cui Joey sceglie Pacey, lasciando Dawson solo con il cuore spezzato.

Mentre lei si allontana, lui resta immobile. Poi cede. Le lacrime scendono lente, il volto si deforma, lo sguardo si svuota. È lì che nasce l’immagine destinata a diventare uno dei meme più iconici di sempre.

Le lacrime non erano nel copione

Il dettaglio più sorprendente è che Dawson non avrebbe dovuto piangere. Lo raccontò lo stesso Van Der Beek in diverse interviste: la reazione non era scritta. Fu un gesto spontaneo, arrivato dopo anni passati dentro quel personaggio. Un’emozione vera, improvvisa.

“Lavori per sei anni, fai oltre cento episodi… e tutto si riduce a una clip di quattro secondi”, disse sorridendo nel 2012.

Un commento che racconta bene il paradosso della cultura digitale: intere carriere sintetizzate in un frammento.

Van Der Beek non ha mai vissuto quella trasformazione in chiave negativa. Al contrario, si è prestato alla parodia.

Nel 2011 partecipò a un video di Funny or Die per creare nuovi “Vandermemes”, giocando apertamente con la propria immagine. E in un’intervista televisiva ricreò l’espressione in diretta, dimostrando di saper ridere di sé.

Non ha mai combattuto il meme: lo ha abbracciato.

Oggi quella scena non è solo un tormentone da social. È il simbolo di una serie che ha segnato gli anni ’90 e di un attore che ha dato un volto alla fragilità adolescenziale.

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