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La classifica
12 Febbraio 2026 - 22:30
La pizza continua a conquistare il mondo e, anno dopo anno, si conferma uno dei piatti più amati in assoluto. Dalla tradizionale margherita alle versioni più creative con ingredienti insoliti, questa specialità nata a Napoli è diventata un vero fenomeno globale. Oggi non è più soltanto un simbolo della cucina italiana, ma un linguaggio gastronomico internazionale capace di reinventarsi in ogni angolo del pianeta.
Secondo la nuova classifica pubblicata da Time Out sulle migliori pizze del mondo 2026, quest’anno a sorprendere è il primato degli Stati Uniti, che superano l’Italia nella graduatoria. A conquistare il primo posto è la Cacio e Pepe del locale newyorkese Mama’s Too. Una proposta che punta tutto sulla cremosità e sull’equilibrio dei sapori: mascarpone montato, mozzarella stagionata, pecorino romano, parmigiano reggiano e una generosa macinata di pepe nero danno vita a una combinazione intensa e avvolgente che ha convinto i giudici.
L’Italia si difende con il secondo gradino del podio grazie alla pizza capricciosa di 180grammi Pizzeria Romana, nella Capitale. Qui ogni pizza nasce da un impasto calibrato al grammo – 180 per l’esattezza – e lavorato per garantire fragranza e leggerezza. A completare la top three è la marinara di Short Road Pizza a Londra, una rivisitazione ricca e contemporanea con pomodoro, crema d’aglio, chimichurri piccante, burrata e acciughe siciliane.
Scorrendo la classifica, la prima pizzeria partenopea compare al quarto posto: Da Attilio, storico indirizzo di Napoli attivo fin dagli anni Quaranta, premiato per una margherita che celebra la tradizione con tecnica impeccabile.
Non mancano le interpretazioni più audaci. A Tokyo spicca la pizza Umami di Pizza Marumo, un incontro tra Italia e Giappone con salsa ai funghi shiitake, mozzarella, pecorino, sgombro, fiocchi di bonito, kombu, sesamo e salsa di soia. Dal Sudafrica arriva invece la classica pepperoni di Little Kitchener’s Pizzeria a Johannesburg.
La graduatoria prosegue con tappe in Scozia, Argentina e Spagna: dalla pizza con salsiccia e burrata di Edimburgo alla versione “a strati” di Buenos Aires, fino alla proposta madrilena con pomodori confit e pesto al limone e basilico. Chiude la classifica una sorprendente pizza con le vongole firmata Bella Brutta a Sydney, esempio di come il mare possa diventare protagonista anche su un impasto lievitato.
La fotografia scattata da Time Out racconta una realtà chiara: la pizza napoletana resta un punto di riferimento imprescindibile, ma oggi la competizione è globale. Le contaminazioni culturali e l’uso di ingredienti locali stanno trasformando un piatto tradizionale in una piattaforma creativa senza confini.
Dalla Cacio e Pepe newyorkese alla pizza giapponese dai sapori orientali, il 2026 celebra una verità semplice: la pizza non è più soltanto italiana, ma patrimonio gastronomico mondiale.
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