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Olimpiadi 2026
18 Febbraio 2026 - 19:00
Ogni volta che un campione sale sul podio e conquista una medaglia, c’è un gesto che è diventato quasi iconico: il famoso morso alla medaglia. Ma da dove nasce questa abitudine?
La spiegazione più diffusa ha radici storiche: un tempo si usava mordere le monete d’oro per verificarne l’autenticità. Il metallo, essendo morbido, lasciava facilmente un’impronta dei denti, confermando così che non fosse un falso. Oggi le medaglie olimpiche contengono pochissimo oro e sono realizzate in leghe diverse, spesso con materiali simbolici legati alla città ospitante. Nonostante ciò, il gesto del morso continua a ripetersi.
Un altro motivo del gesto è più visivo che pratico. I fotografi e i giornalisti amano immortalare il momento del morso, rendendolo un simbolo di vittoria immediatamente riconoscibile. David Wallechinsky, storico delle Olimpiadi, ha definito queste immagini una vera “ossessione dei media”. La nuotatrice Summer Sanders, vincitrice a Barcellona 1992, conferma: gli atleti spesso non mordono di loro iniziativa, ma accettano la richiesta dei fotografi.
Non mancano, però, le interpretazioni psicologiche e antropologiche. Secondo Frank Farley, ex presidente della American Psychological Association, mordere la medaglia crea un legame emotivo con il proprio risultato: rende il premio “reale” e personale. È un modo per assaporare il successo e affermare la propria conquista in modo intimo. Alcuni campioni, come Rafa Nadal, vanno oltre, mordendo non solo le medaglie ma anche i loro trofei, come agli Internazionali d’Italia 2021.
In fondo, mordere la medaglia è diventato un rito che unisce storia, media e sentimento: un gesto piccolo ma carico di significato, che trasforma il trionfo in un momento indelebile.
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