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Il caso
19 Luglio 2024 - 08:20
«Ho parlato con i medici, ad Awale hanno praticamente staccato la mano sinistra - spiega l'avvocato Michele Poté - gliel’hanno riattaccata in ospedale, ora dovrà fare cure pesanti e fisioterapia. In effetti il video della sua aggressione è impressionante. Il problema è che non ha il permesso di soggiorno».

Quando Jeuray è stato colpito, sono subito arrivate polizia e ambulanza: «Da allora sono qui ricoverato, i medici mi hanno riattaccato la mano e hanno detto che non potrò usarla e lavorare per mesi. Penso che tornerò in Africa a farmi curare e aiutare da mia mamma: magari mi porta da qualche esperto di “medicina nera” e mi fa guarire più in fretta». D’altronde non è detto che Jeuray possa rimanere in Italia: «Ha il permesso di soggiorno scaduto da un anno, in pratica è clandestino - sottolinea Potè, che assiste il ragazzo africano - Ci eravamo visti apposta due ore prima dell’aggressione. Ora il problema è ancora più grave: se non ha i documenti in regola, non può accedere alle cure e alla fisioterapia per ritornare a usare la mano. Faremo richiesta per il permesso Stp, acronimo che sta per Stranieri temporaneamente presenti: così potrà accedere alle cure mediche».
A prescindere da come sarà il suo futuro, il giovane ghanese e il suo avvocato vogliono giustizia: «La polizia è venuta in corso Verona e poi qui in ospedale, ora spero che si impegnino per trovare quei tre - stringe il pugno destro il 27enne - Sono stato fortunato ma non è possibile che, per aiutare una persona, ho rischiato di morire e ho perso l’uso della mano con cui scrivo: io volevo solo fare la cosa giusta». Prosegue Poté: «Speriamo che rendere nota la sua storia dia un’accelerata nella ricerca dei colpevoli e nella pratica per il permesso».
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