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Il caso
02 Gennaio 2026 - 18:59
Marco Cappato
«La Corte costituzionale respinge le censure statali sulla legge regionale in tema di aiuto al suicidio». E' con questa pronuncia della Corte il 29 dicembre scorso, che l'impugnativa del Governo contro la legge regionale toscana sul suicidio medicalmente assistito, promossa dall'Associazione Luca Coscioni, crolla. E che, di contro, riacquisisce legittimità la proposta di legge di iniziativa popolare piemontese, bloccata alle porte del Consiglio regionale perché reputata incostituzionale. Dando nuovo slancio alla legge “Liberi subito”, proprio dell’Associazione Coscioni, che già annuncia: «Ora, al netto delle modifiche richieste, la riproporremo in tutte le Regioni».
E’ un cambiamento epocale per la segretaria nazionale Filomena Gallo, perché vuol dire che le Regioni possono legiferare sul fine vita, a patto di non toccare le condizioni già fissate dalla Corte per l’accesso alla morte volontaria. E che lo Stato non può paralizzare l'azione regionale, rimarca. E anche perché riapre i giochi in Piemonte.
A giugno, infatti, era pervenuta all’AslTo4 (Chivasso, Ciriè, Ivrea) una richiesta formale di suicidio assistito che aveva trovato la Regione impreparata, per la mancanza di linee guida e «delle relative indicazioni operative da adottare», aveva spiegato il direttore generale del Dipartimento Sanità Antonino Sottile. Ma al netto del comportamento delle aziende: «Si attende Roma», era stata la posizione della Giunta Cirio. Un «alibi» per Avs, che con questa sentenza verrebbe meno. Ora l’auspicio di Avs e M5s è la calendarizzazione della legge.
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