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Le reazioni

Scontri in Corso Regina: fumogeni, molotov e la bufera politica sulla presenza di Avs

Il corteo pro Askatasuna diventa guerriglia: i politici insorgono, Marrone chiede le dimissioni dei Verdi nella maggioranza Lo Russo; Grimaldi: "Difendiamo gli spazi pubblici"

Scontri in Corso Regina: fumogeni, molotov e la bufera politica sulla presenza di Avs

Corso Regina è ancora un campo di battaglia. Fumogeni, razzi, molotov, ma anche oggetti qualunque vengono lanciati in direzione delle forze dell'ordine dispiegate all'altezza del civico 60 circa, per impedire una breccia. 

È sono già durissime le prime reazioni del mondo politico dopo gli scontri avvenuti nel pieno della manifestazione in solidarietà con il centro sociale Askatasuna, iniziata alle 15 circa. Le violenze registrate nella zona di corso Regina Margherita, con lanci di fuochi d’artificio, bombe carta e oggetti contro le forze dell’ordine, hanno innescato una lunga serie di prese di posizione da parte di esponenti di centrodestra e non solo. A partire dalla seconda carica di Governo, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che senza mezzi termini parla di "delinquenti". "Peggio di loro - aggiunge - c'è solo chi li difende, coccola, giustifica o protegge. Per il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi "Quanto accaduto a Torino conferma chi sono i veri violenti e chi rappresenta l'autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia: gli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente anche grazie a coperture politiche ben identificabili. Anche in questa occasione, ascolteremo a sinistra ipocriti e surreali ragionamenti tesi a minimizzare le responsabilità di questi delinquenti".

Per il senatore Roberto Rosso (Forza Italia), insieme al segretario cittadino Marco Fontana, «non si è trattato di protesta ma di guerriglia urbana», accusando una parte della sinistra di coprire l’azione dei violenti. «Chi devasta Torino non è un manifestante ma un criminale», affermano, ringraziando le forze dell’ordine per l’attività svolta e sottolineando come siano state identificate oltre mille persone ed emessi più di venti fogli di via. «Il lupo perde il pelo ma non il vizio», aggiungono sardonici, alludendo ai precedenti scontri dei mesi scorsi (che avevano portato a 18 richieste di arresti domiciliari).

Ancora più netta la posizione della vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, che parla di «violenza di matrice terroristica» e di «odio organizzato», ribadendo «piena solidarietà alle forze dell’ordine» e attribuendo una «responsabilità politica e morale» a chi ha scelto di sfilare accanto ai gruppi violenti.

Sulla stessa linea l’assessore regionale Maurizio Marrone, che chiede al sindaco Stefano Lo Russo, come già fatto all'indomani delle contestazioni di dicembre, di «mettere AVS fuori dalla giunta», accusando il partito di aver partecipato alla manifestazione «insieme all’orda antagonista». A prendere parte al corteo infatti, c'erano gli esponenti Verdi Marco Grimaldi, Alice Ravinale, Valentina Cera, Giulia Marro, Sara Diena ed Emanuele Busconi, sotto lo slogan: "Giù le mani dagli spazi sociali".

Dal Consiglio comunale interviene anche il vicepresidente del gruppo Fratelli d’Italia, Ferrante De Benedictis, che parla di «azioni di guerriglia contro le forze dell’ordine» e di «forte delusione» per la presenza al corteo di esponenti di AVS e M5S: «I violenti andrebbero isolati, non assecondati», ammonisce. "Vergognatevi", tuona invece la capogruppo FdI in Circoscrizione 7 Patrizia Alessi.

Dura anche la Lega, con i deputati Elena Maccanti e Alessandro Benvenuto, che parlano di una città «assediata da antagonisti» e chiedono «strumenti e tutele adeguate» per gli agenti impegnati nel contenimento degli scontri. Tono analogo nelle dichiarazioni della vicesegretaria del partito Silvia Sardone, che definisce gli scontri «terrorismo rosso».

Condanna della violenza arriva anche da Italia Viva con la senatrice torinese Silvia Fregolent: «La violenza non è dissenso», mentre Azione, con Osvaldo Napoli, accusa Avs di essere «sponsor politico delle violenze». 

Mentre il commissario cittadino Udc Mino Giachino chiede retorico: "Come può la Amministrazione comunale avere dentro la maggioranza chi ha partecipato a una manifestazione che come le altre si è chiusa con la Violenza?".

Di segno opposto la posizione di Alleanza Verdi Sinistra. Il deputato Marco Grimaldi, presente al corteo, respinge le accuse e parla di una mobilitazione contro «la repressione» e contro «un’idea di città militarizzata», difendendo il ruolo dei centri sociali come «pezzi di società» e sostenendo che «con ogni spazio che viene meno, la democrazia si indebolisce».

Sulla vicenda interviene anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che parla di «bande organizzate di violenti» che avrebbero «messo sotto assedio la città in maniera strutturata e premeditata». Cirio esprime «piena solidarietà alle forze dell’ordine, in particolare agli agenti feriti», ma anche ai commercianti e ai cittadini che «hanno vissuto ore di paura». «Askatasuna potrà anche significare libertà in lingua basca – afferma – ma a Torino vuol dire solo illegalità e violenza». Il governatore critica inoltre l’uso dello slogan “Torino partigiana”, definendolo «una profonda distorsione storica», soprattutto in una città «medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza».

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