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LO STUDIO
05 Febbraio 2026 - 15:51
In Italia, quasi il 50% degli adulti mostra forme di esitazione verso le vaccinazioni, un fenomeno che va oltre i semplici timori sulla sicurezza e si lega a fattori demografici, sociali, politici e di fiducia nelle istituzioni. È quanto emerge da un'indagine nazionale su oltre 52.000 persone, coordinata dall'Università di Torino e pubblicata su The Lancet Regional Health – Europe.
Lo studio, primo risultato della INF-ACT Vaccine Hesitancy Survey – una delle più ampie mai condotte in Italia su questo tema –, ha coinvolto un campione rappresentativo della popolazione adulta per età, genere, istruzione, area geografica e dimensione del comune. I risultati, disponibili qui, evidenziano differenze significative per genere, identità sessuale ed etnia, aspetti poco esplorati finora. "Un risultato che sottolinea la necessità di disporre di dati sempre più granulari per sviluppare strategie di prevenzione realmente inclusive e mirate", si legge nel paper intitolato Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study.
L'indagine, condotta tra settembre 2024 e marzo 2025 tramite interviste web e telefoniche, è stata coordinata dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell'Università di Torino, con Giuseppina Lo Moro, Fabrizio Bert e Roberta Siliquini (principal investigator). Hanno collaborato le Università di Roma "La Sapienza", Pavia, Cagliari e l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il progetto INF-ACT, finanziato dal NextGenerationEU nell'ambito del PNRR, mira a contrastare le malattie infettive emergenti (sito ufficiale).
Il professor Fabrizio Bert, ordinario e direttore del Dipartimento, spiega la complessità del fenomeno: "L’esitazione vaccinale continua a rappresentare una delle principali sfide per i programmi di immunizzazione e per la tutela della salute pubblica. Ma il fenomeno è complesso: i risultati suggeriscono che, oggi, l’esitazione vaccinale dipende meno da timori legati alla sicurezza dei vaccini e più dalla difficoltà di comunicare efficacemente il valore della vaccinazione. Un elemento centrale che emerge dall’indagine riguarda il ruolo delle figure di riferimento nella comunità. L’esitazione vaccinale risulta, infatti, più elevata tra le persone che non percepiscono un chiaro sostegno alla vaccinazione da parte di operatori sanitari, insegnanti o leader religiosi."
Gli autori invocano un cambio di paradigma nelle politiche sanitarie: superare i canali tradizionali per adattare la comunicazione ai sottogruppi, coinvolgendo reti comunitarie e figure di prossimità contro la sfiducia istituzionale. Priorità assoluta a servizi vaccinali accessibili, qualità elevata e messaggi basati su evidenze scientifiche, lontani da logiche politicizzate. In un contesto post-pandemico, questi dati offrono una fotografia aggiornata per immunizzazioni più efficaci.
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